RITIRO DI NOVEMBRE 2014: LA PRUDENZA

RITIRO DI NOVEMBRE 2014: LA PRUDENZA

24/11/2014

Gesù usa due immagini che mi sembrano assai efficaci per introdurre il tema di riflessione per questo ritiro spirituale; immagini che colgo dal testo del vangelo di Luca 14,28-32: "Chi di voi, volendo costruire una torre non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: "Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro". Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima ad esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace".

LA VERA PRUDENZA

È significativo che il Signore sottolinei per due volte il metodo da seguire per prendere decisioni sensate: "sedersi, calcolare, esaminare" per vedere se è possibile portare a termine con successo ciò che si ha in animo di fare. Si tratta dell’atteggiamento della "prudenza" che viene definita come "la virtù morale e soprannaturale che inclina l’intelletto a scegliere, in ogni circostanza, i mezzi migliori ad ottenere i vari fini, subordinandoli al fine ultimo", in modo che non sia né la "prudenza della carne" che si mette in moto per riuscire in intenti cattivi; né la "prudenza puramente umana" che si limita a cercare i mezzi per realizzare fini che non si confrontano con il fine ultimo; ma che sia la vera "prudenza cristiana" che appoggiandosi sui principi della retta ragione e della fede, sa tenerne conto per cogliere il valore delle cose, avendo davanti a sé la meta finale di tutto e di tutti che è Dio.

In questo senso, la prudenza è virtù che si occupa della vita in tutte le sue dimensioni: regola i pensieri perché non vadano fuori strada; le intenzioni per allontanare ciò che potrebbe corromperne la purezza; regola pure gli affetti, i sentimenti, la volontà perché l’agire quotidiano sia davvero perfettivo della nostra vita personale e comunitaria.

LA PRUDENZA NEL MONDO DI OGGI

Proprio partendo dai verbi usati da Gesù nelle immagini riportateci dal testo di San Luca desidero sviluppare la nostra riflessione.
Gesù sta parlando di azioni concrete: costruire una torre; muovere guerra: due operazioni che non riguardano soltanto il singolo che concepisce questi specifici progetti; sono azioni che coinvolgono altre persone, relazioni familiari e sociali, il bene di persone innumerevoli, che si allargano a cerchi sempre più ampi. Non si tratta di una osservazione marginale. Essa è oggi tanto più importante quanto più sta affermandosi, fino all’esasperazione, il valore del singolo e della sua individualità, spesso sottratta alla necessaria interdipendenza delle relazioni. Si tratta di una difficoltà che tutti stiamo vivendo, perché è una connotazione della cultura corrente che ognuno respira. Se è vero che la dignità di ogni singola persona è valore che ciascuno possiede e che non gli deriva dal riconoscimento o meno che gli può venire dall’esterno, è anche vero che questa dignità è sempre in relazione con la dignità altrui e con un bene comune che riguarda tutti e che tutti sono chiamati a custodire e a promuovere.

Non possiamo mai considerarci o al di sopra o esterni o ininfluenti nelle nostre scelte e nel nostro agire rispetto alla comunione ecclesiale ed al bene comune della Chiesa e della società che ci circonda. Le nostre decisioni, di qualunque tipo siano, non sono mai scelte che riguardano esclusivamente noi stessi, ma hanno sempre una incidenza nella realtà che ci circonda; anzi, quanto più visibile è il ruolo che ci è assegnato, tanto più è necessario spogliarci di quell’atteggiamento, oggi così diffuso, che è quello che distingue e separa il momento privato da quello pubblico, quasi che ciò che facciamo in privato non riguardi assolutamente ciò che svolgiamo nel nostro servizio.

Oltre tutto non dobbiamo dimenticare quanto dice il Vangelo: "Guardatevi bene dal lievito dei farisei che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze"(Lc 12,1-3). Rientra dunque nella virtù della prudenza la consapevolezza delle responsabilità che abbiamo sempre e comunque nei confronti del nostro prossimo, sia in ordine alla "comunione dei santi" che, dal di dentro e nel profondo del mistero, ci lega tutti in un unico destino di santità, sia in ordine al buono o cattivo esempio nell’agire quotidiano con il quale possiamo sostenere o impedire il cammino dei fratelli e della società.

LA PACE INTERIORE

Gesù dice che avanti di fare qualcosa "occorre prima sedersi". Non si possono prendere decisioni valide se il cuore, la mente, i sentimenti, la volontà non sono in equilibrio; cioè se la persona non ha serenità interiore. Quante volte ci siamo rammaricati di aver preso delle decisioni sotto l’impulso della stizza, del risentimento, dei movimenti scomposti del cuore o solo per reazione a qualcosa che ci aveva dato fastidio?
Quante volte abbiamo consigliato a chi ci chiedeva aiuto in momenti di forte carico emotivo di aspettare prima di prendere delle decisioni che sarebbero potute risultare decisioni avventate?

Quante volte i sommovimenti interiori finiscono per annebbiare la lucidità delle nostre scelte sia nella direzione del male che del bene? Infatti, molto spesso, queste decisioni, appaiono per quello che sono e cioè forme di reazione, spesso sprovviste di motivazioni portanti che di conseguenza durano per lo spazio di un mattino come in estate la rugiada sulle foglie degli alberi.

Nella nostra vita di cristiani, mi sembra di poter individuare il "sedersi prima" nella perseverante continuità del nostro meditare; cioè nella capacità di fare davvero silenzio, mettendoci alla presenza del Signore per accoglierne la Parola. Potrebbero essere molti gli esempi da citare, tratti dalla Sacra Scrittura.
Il primo esempio a cui mi piace riferirmi è quello della Vergine Maria nel mistero dell’Annunciazione. All’Annuncio dell’Angelo, ci dice San Luca, Maria "fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo"(1,29).

In ogni circostanza c’è sempre bisogno di cogliere il "senso" delle cose, cioè la "direzione" e quindi la meta verso la quale si sta andando, avendo piena consapevolezza della situazione di partenza. La via per fare questo passa attraverso il silenzio dell’ascolto, ai piedi di Gesù e accogliendo la sua parola come fece Maria, la sorella di Lazzaro (cfr Lc 10,38-42).

Il silenzio acuisce sempre la capacità di ascolto, perché la Parola può risuonare libera senza interferenze di altre parole o di altre comunicazioni.

IL DISCERNIMENTO

A proposito del discernimento spirituale attraverso il quale si esercita la virtù della prudenza nelle cose dello Spirito, è significativo quanto ci riferisce il 1 libro dei Re circa il sogno di Salomone quando gli appare il Signore che gli dice: "Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda". Salomone, tra l’altro, risponde: "Io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi(..) Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male". Il Signore gli risponde: "Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente"(3,5 ss). Proprio in relazione a questo episodio il libro della Sapienza mette sulla bocca di Salomone queste espressioni: "Pregai e mi fu elargita la prudenza, implorai e venne in me lo spirito di sapienza. La preferii a scettri e a troni, stimai un nulla la ricchezza al suo confronto, non la paragonai neppure ad una gemma inestimabile, perché tutto l’oro al suo confronto è come un po’ di sabbia e come fango sarà valutato di fronte a lei l’argento. L’ho amata più della salute e della bellezza, ho preferito avere lei piuttosto che la luce, perché lo splendore che viene da lei non tramonta. Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni; nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile"(Sap 7,7-11). […]

Basti pensare al salmo 23, per comprendere, quale sia il "luogo dell’anima" in cui il Signore vuole condurci, perché ne diventiamo davvero esperti e capaci di guidarvi anche i nostri fratelli. "Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Rinfranca l’anima mia, mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome. Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici. Ungi di olio il mio capo; il mio calice trabocca. Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, abiterò ancora nella casa del Signore per lunghi giorni".

Il "sedersi prima", di cui parlava San Luca, è dunque questa familiarità con i "pascoli erbosi e le acque tranquille" di cui parla il salmista; è la disponibilità a lasciarsi condurre dal Signore, affidandosi al suo "bastone e al suo vincastro" per avere quella necessaria sicurezza che ci consenta un discernimento sicuro; è assiderci alla mensa della Parola e dell’Eucaristia con la piena avvertenza che non possiamo essere autentici testimoni della Parola e del Pane di vita se prima di tutto, noi stessi, non ci alimentiamo con perseveranza e con tanta umiltà a questo banchetto di salvezza. […]

IL SAPER COMPRENDERE LA VOLONTA' DI DIO

Gli altri verbi che San Luca usa nel testo che stiamo meditando sono poi: "calcolare ed esaminare". In una prospettiva puramente materiale, calcolare, può significare approcciarsi ad un problema o ad una decisione nell’ottica della convenienza economica e della correttezza amministrativa, cosa che deve avere un suo spazio di risonanza.
In un quadro di riferimento più ampio, calcolare è il necessario atteggiamento di chi sa valutare con equilibrata saggezza gli aspetti positivi e quelli negativi, le risorse e i bisogni, i valori che sono in gioco nella loro complessità e i rischi ai quali si può andare incontro; i possibili risultati che su piani diversi possono corrispondere alle scelte che ci accingiamo a fare e i sacrifici che ogni scelta comporta. Calcolare è poi e soprattutto capacità di capire se le singole decisioni che si pensa di adottare sono in armonia con il disegno di salvezza che il Signore ha su di noi, sulla sua Chiesa, sull’umanità, sulla storia e sul mondo. […]

Una prima sottolineatura è doveroso farla proprio sugli aspetti più materiali e tecnici nei quali siamo chiamati ad esercitare la virtù della prudenza.

Mi riferisco soprattutto a due atteggiamenti che sono segno di grave mancanza di prudenza: quello di chi non dispone le sue cose in maniera corretta, come se anche per quella persona non dovesse mai arrivare il momento del rendiconto finale; e quello di chi si accinge a costruire materialmente senza aver calcolato la spesa.
In tutti e due i casi il risultato è sempre fonte di preoccupazione e di sofferenza e spesso non per chi ha creato questi problemi a causa della mancanza di prudenza, per non essersi consigliato con chi di dovere e per aver fatto tutto solo di testa propria.

È dunque segno di prudenza e di vera maturità umana e spirituale l’osservanza delle regole civili e canoniche che prevengono e difendono da sempre possibili errori e impediscono danni che inevitabilmente debbono poi essere pagati da altri.

Il discernimento deve poi riguardare anche l’ambito dell’azione, sia quando si tratta di dare vita ad attività nuove, sia soprattutto quando c’è bisogno di riconsiderare ciò che da sempre siamo abituati a fare. Infatti è prudenza vagliare bene la possibilità di proporre modalità nuove senza distruggere quanto si è fatto da sempre, ma è mancanza di prudenza trincerarsi nel rifiuto di ogni cambiamento specie quando ci si rende conto che certe modalità non sono più in grado di rispondere alle esigenze odierne.

In questo senso un ostacolo all’esercizio della prudenza è il sentimento della paura, perché essa paralizza anche i desideri più alti e più belli, rendendo impossibile un sereno discernimento e la realizzazione di ciò che sarebbe necessario fare. La paura infatti blocca gli slanci più generosi e progressivamente paralizza anche le energie più fresche. Basterebbe pensare come la paura congelò le energie degli apostoli dopo l’esperienza della passione di Gesù e come nemmeno la sua risurrezione li rese immediatamente capaci di riscattarsi dall’inerzia e dallo scoraggiamento finché il soffio dello Spirito Santo non venne a risvegliarli dal loro torpore.

Si tratta di una esperienza di cui abbiamo traccia ad esempio nella lettera di Paolo agli Efesini, quando, citando probabilmente un inno cristiano dei primi tempi scrive: "Svegliati, tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà", aggiungendo: "fate dunque molta attenzione al vostro modo di vivere, comportandovi non da stolti ma da saggi, facendo buon uso del tempo, perché i giorni sono cattivi. Non siate perciò sconsiderati, ma sappiate comprendere qual è la volontà del Signore"(Ef 5,14-17).

Se la volontà del Signore deve essere il riferimento necessario per la probità del nostro discernimento, non dobbiamo però dimenticare che c’è sempre il rischio concreto di piegare la volontà di Dio alla nostra, adattandola alle situazioni che ci troviamo a vivere. A questo proposito l’Imitazione di Cristo ci ricorda che "spesso sembra carità quello che è piuttosto parzialità; perché è difficile che non abbia peso (nel nostro agire) l’inclinazione naturale, la propria soddisfazione, la speranza di una ricompensa, l’attaccamento al proprio comodo"(I. XV,2).

Di conseguenza sempre il libro dell’Imitazione ammonisce: "Rivolgi i tuoi occhi su te stesso e guardati bene dal giudicare i fatti altrui; col giudicare gli altri si fa una fatica vana; molto spesso ci si inganna, facilmente si pecca; invece giudicando e criticando se stessi si lavora sempre con gran frutto. Nel nostro giudizio siamo spesso fuorviati dal nostro proprio interesse, poiché facilmente perdiamo l’imparzialità nel giudicare quando ci fa velo l’amor proprio egoista. (…) Spesso c’è qualche passione dentro di noi e insieme qualche interesse fuori di noi, che si uniscono per allettarci, cos. che molti in ciò che fanno non si accorgono di cercare solo il proprio vantaggio. (…) Raramente e molto tardi diventerai una persona illuminata, finché ti appoggerai più alla tua ragione e alla tua capacità che alla potenza di Gesù Cristo; perché Dio esige che gli siamo perfettamente sottomessi, e che con lo slancio di un ardente amore superiamo di volo ogni ragionamento"(I. XIV).

L'UMILTA'

Tutto ciò chiede attenzione e grande umiltà.
Per agire e consigliare con prudenza; per dire la verità circa fatti e persone e cose; per impegnarsi a fondo e con senso di responsabilità e per eliminare ogni elemento disordinato che venga ad annebbiare lo sguardo del cuore e della mente, S. Tommaso d’Aquino dà queste indicazioni: "né il timore né alcun’altra passione fanno l’uomo capace di vero spirito di consiglio: quando infatti l’uomo è dominato da qualche passione, qualsiasi cosa gli pare maggiore o minore di quello che non sia in realtà, come capita a chi ama: le cose che gli piacciono gli paiono migliori, mentre quelle verso le quali sente ripugnanza gli riescono più antipatiche. Di qui consegue che per mancanza di giudizio spassionato, qualsiasi affetto disordinato impedisce alla facoltà di consigliare rettamente"(S.Th. 1o 2ae, 44,2).

Tutto questo ci spinge ad un costante e coraggioso lavoro di vigilanza e di cura su noi stessi; un lavoro che non possiamo mai considerare concluso e per il quale non possiamo contentarci degli strumenti che possediamo.
Questo ci fa venire in mente la parabola delle vergini sagge e delle vergini stolte. Mentre le prime, oltre a portare la propria lampada accesa, portano anche l’olio di riserva, le seconde non hanno questa accortezza, tanto che quando se ne vanno in cerca di olio, perché le loro lampade si stavano spengendo, all’arrivo dello sposo, finiscono per rimanere escluse dalla festa di nozze (cfr Mt 25,1 ss).

Ripensando alle vergini stolte, dobbiamo sentirci spronati a combattere in noi e intorno a noi la superficialità e la leggerezza che non di rado impediscono un vero progresso nel bene, ricordando che la semplicità della colomba deve stare insieme con la prudenza del serpente (Mt 10,16); il buon senso con la totale disponibilità a fare la volontà di Dio anche quando ci appare esigente e difficile; l’equilibrio della propria personalità con la fiducia piena e totale nel nostro affidarci al Signore.

Solo a prima vista questi diversi atteggiamenti sembrano in contrasto tra loro; in realtà sono aspetti complementari e tra loro indissolubilmente connessi della virtù della prudenza che ogni giorno siamo chiamati a far crescere e a manifestare nelle nostre scelte di vita. […]

 

             

Pillole di SpiritualiTà

Colui che arricchisce, si fa povero e mendica la mia carne, perché io venga arricchito della sua divinità. (San Gregorio Nazianzeno)