E SE LA SANTITÀ RIGUARDASSE TUTTI?

E SE LA SANTITÀ RIGUARDASSE TUTTI?

31/10/2016

Come ogni anno, il Primo del mese di Novembre abbiamo la gioia di incontrare tutti i Santi.
È una festa che ci obbliga a riflettere su chi siamo, su qual è la nostra “pasta”, cioè su quel duplice orizzonte dell’umanità, che esprimiamo con le parole “terra” e “cielo”: la nostra terra polverosa e bellissima in cui tutti siamo in cammino e il cielo, l’eternità, la pienezza della vita in Dio.
È una festa che ci fa pensare alla Chiesa nella sua duplice dimensione: la Chiesa in cammino nel tempo e quella che celebra la festa senza fine, la Gerusalemme celeste. Queste due dimensioni sono unite dalla realtà della «comunione dei santi»: una realtà che comincia quaggiù sulla terra e raggiunge il suo compimento in Cielo.

I Santi - quelli che la Chiesa proclama tali, ma anche tutti i santi e le sante che Dio solo conosce, e che celebriamo il primo novembre - hanno vissuto intensamente questa dinamica.

Ma "a che serve la nostra lode ai santi, a che il nostro tributo di gloria, a che questa stessa nostra solennità?". Con questa domanda comincia una famosa omelia di san Bernardo per il giorno di Tutti i Santi. È una domanda che potremmo farci anche noi. E attuale è anche la risposta che il Santo ci offre: "I nostri santi - egli dice - non hanno bisogno dei nostri onori e nulla viene a loro dal nostro culto. Per parte mia, devo confessare che, quando penso ai santi, mi sento ardere da grandi desideri" (Disc. 2; Opera Omnia Cisterc. 5, 364ss). Ecco dunque il significato dell'odierna solennità: guardando al luminoso esempio dei santi risvegliare in noi il grande desiderio di essere come i santi: felici di vivere vicini a Dio, nella sua luce, nella grande famiglia degli amici di Dio. Essere Santo significa: vivere nella vicinanza con Dio, vivere nella sua famiglia. E questa è la vocazione di noi tutti.

Ma come possiamo divenire santi, amici di Dio? All'interrogativo si può rispondere anzitutto in negativo: per essere santi non occorre compiere azioni e opere straordinarie, né possedere carismi eccezionali. Viene poi la risposta in positivo: è necessario innanzitutto ascoltare Gesù e poi seguirlo senza perdersi d'animo di fronte alle difficoltà.

             

Pillole di SpiritualiTà

Cristo nel Battesimo si fa luce, entriamo anche noi nel suo splendore; Cristo riceve il battesimo, inabissiamoci con lui per poter con lui salire alla gloria. (San Gregorio Nazianzeno)