AL CONVEGNO CON LA GRATITUDINE NEL CUORE

AL CONVEGNO CON LA GRATITUDINE NEL CUORE

01/12/2016

di suor M. Bartolomea Lucco, icms

“Grazie Signore per avermi chiamato a far parte della Famiglia del Cuore Immacolato di Maria!”. Questa preghiera sgorgava spontanea dal mio cuore durante i giorni del Convegno Generale FCIM, giorni vissuti nella gioia, nella semplicità e in una profonda gratitudine a Gesù e a Maria per un dono così grande.

Sì, partecipare al Convegno è stato per me un dono, poiché ho riscoperto in modo nuovo la bellezza di “essere Chiesa” e di appartenere a una grande famiglia, che è il nostro Movimento. Ho avuto la gioia di rivedere molte persone che già conoscevo, ma anche volti nuovi di laici che da poco sono entrati a farne parte, o che si sono semplicemente avvicinati alla FCIM, attratti dal richiamo materno di Maria, richiamo forte e allo stesso tempo tenero, che solo una mamma come Maria SS.ma sa fare. Ho rincontrato anche diversi confratelli e consorelle, con cui ho potuto anche condividere le mie esperienze, sperimentando la bellezza di camminare uniti nella volontà di Dio, nonostante proveniamo da comunità lontane tra di loro.

Che cosa ha spinto ognuno a lasciare le proprie case, le proprie occupazioni e ritagliarsi del tempo per venire a Roma? Certamente per un fine molto importante: il desiderio di guardare con occhi sempre nuovi alla nostra identità, scoprire sempre meglio il nostro posto nella Chiesa, come appartenenti alla Famiglia del Cuore Immacolato di Maria. Una Famiglia, un unico fiore con tre petali distinti - Servi, Serve e laici- e allo stesso tempo uguali in tutto per grandezza, posizione, colore, profumo e dimensione, poiché chiamati a vivere un unico e medesimo carisma. “Siate apostoli, missionari, portate Cristo al mondo attraverso il Cuore Immacolato di Maria!” È il Cuore di questa Madre che ci unisce, ci chiama con amore, ci interpella, … e ci sorprende!

“Adorare, riparare, consolare”: queste le tre parole-chiave su cui ci hanno fatto riflettere le relazioni proposte, rendendo ancora vivo e rivolto a ciascuno di noi, dopo cento anni dalle apparizioni ai tre Pastorelli, l’invito dell’Angelo “di tutto quello che potete, offrite un sacrificio a Dio”. Tutto di noi è prezioso per Dio, anzi, la nostra stessa persona è preziosa per Dio, e tutto di noi può diventare offerta a Lui gradita. Se siamo generosi nell’offrire le nostre gioie e le nostre sofferenze, i nostri desideri e aspirazioni, le nostre attività quotidiane, … in sostanza tutto quello che possiamo, Dio, come Padre Buono, che non si lascia vincere in generosità, opererà con viva gioia la salvezza dell’anima nostra e di quella dei poveri peccatori.

All’interno dei diversi laboratori - che prendevano in esame il primo capitolo del Regolamento - molte persone hanno avuto la possibilità di intervenire, dando il proprio personale contributo alla riflessione comune. Questo mi ha arricchito molto, perché lo Spirito Santo agisce in tutti e dà luce per chiarificare sempre di più il nostro carisma.

In questi giorni riecheggiavano in me le parole dei discepoli di Emmaus: “Non ci ardeva forse il cuore mentre ascoltavamo …”, perché il mio cuore ardeva, avvertendo grande sintonia tra il bisogno di pienezza della mia anima e la risposta vera che le riflessioni sul nostro carisma mi donavano goccia dopo goccia. Sono tornata nella mia comunità con il desiderio vivo di condividere con chi non era presente questa mia esperienza, ma soprattutto con un nuovo slancio nel vivere la mia consacrazione all’interno della FCIM. A Fatima la Madonna ci ha mostrato come riempire di “eternità” le nostre giornate: essere disponibili a Dio in tutto quello che ci chiede nella quotidianità, offrire ogni cosa con amore, per consolare i Cuori di Gesù e Maria, per riparare i peccati degli uomini e guadagnare per loro la salvezza eterna. Quale chiamata più bella!

Grazie Signore per il dono della mia vocazione! Grazie Mamma Buona per avermi chiamato a far parte della Famiglia del Cuore Immacolato di Maria!

             

Pillole di SpiritualiTà

Colui che arricchisce, si fa povero e mendica la mia carne, perché io venga arricchito della sua divinità. (San Gregorio Nazianzeno)