DOV’È L’UOMO?

DOV’È L’UOMO?

01/03/2018

di padre Bruno de Cristofaro icms


Lo so già. Molti chiederanno dov’era Dio quando l’appuntato dei carabinieri Luigi Capasso uccideva le sue due figlie di sette e tredici anni, e dopo ore di trattative -in cui aveva lasciato credere che le bimbe fossero ancora vive- si suicidava (mentre scrivo non si sa ancora che ne sarà di sua moglie, gravissima al San Camillo di Roma).
Beh… io non sono l’avvocato difensore di Dio (non ne ha proprio bisogno) in un fantomatico tribunale dove qualcuno avrebbe il diritto di giudicarlo. Dunque non affronterò l’argomento (benché abbia diverse convinzioni in merito), la mia domanda infatti -per quanto sia apparentemente trita anche essa- è un’altra: dov’era l’uomo? Non l’uomo che doveva essere padre (colui che genera la vita) e invece è stato omicida (colui che la toglie), almeno non solo lui. Perché, alla notizia dell’avvenuta tragedia, d’impatto e senza alcuna affettazione retorica, mi sono chiesto dov’ero io.
Noi notiziovori dell’era digitale ci eravamo quasi (tragicamente) abituati alle stragi familiari, ma sapere in diretta degli eventi di Cisterna di Latina, sperando che arrivasse presto l’annuncio che non è mai arrivato, è stato come essere schiaffeggiati per ore da una realtà che inconsciamente credevamo lontana.
La domanda è se davvero noi spettatori distanti siamo del tutto impotenti davanti a vicende come questa.
Io so che qualsiasi cosa avessi deciso di fare (in termini di preghiere o penitenze) si sarebbe arrestata davanti al libero arbitrio dell’assassino (che per di più aveva già agito). Io so anche, si, che non potevo lasciare né il mio dovere né la mia vita. Io so infine che l’Unico che placa il castigo, che riscrive la storia e che salva gli uomini (anche attraverso le loro scelte peggiori) è il Crocifisso. Ma c’è un “ma” grosso come una casa e doloroso come un pugno nella pancia che si è affacciato quando ho letto dell’epilogo della vicenda: «Ma sei sicuro di esserti unito, in tutto quello che oggi facevi, al Sacrificio che salva il mondo? Sei sicuro di aver vegliato sugli uomini, sui fratelli a te affidati senza confini di sorta? Sei sicuro che non potevi fare di più, tu che hai ricevuto -nel battesimo prima e nell’ordinazione poi- il potere di completare nella tua carne ciò che manca ai patimenti di Cristo?».
Sono i “ma” sui quali dovrebbe vertere ogni serale esame di coscienza. E non semplicemente quelli che ti tormentano mentre il cuore si rimpicciolisce a vedere la foto di quelle bimbe sorridenti. Sono i “ma” che potrebbero salvare una vita nel tempo e un’anima nell’eternità.
Non solo la vita e l’anima di coloro per i quali, da ora in avanti decidi di spenderti seriamente. Ma la tua stessa vita e la tua stessa anima, se su quel “ma” comincia a delinearsi la risposta alla domanda sulla tua vocazione.
Perché di cose brutte nel mondo ne accadono ogni giorno e il dramma di ieri dell’Agro Pontino è solo la punta di un iceberg che logora l’umanità quotidianamente, affondandola poco a poco. E vegliare di fronte ad esso non significa vivere ossessionati dal male (questo sarà semmai il dramma dei superficiali che non conoscono la potenza di Cristo e perciò vivono nella paura). Vegliare come guardiani sul mondo significa essere appassionati per il bene. Presi da una passione così travolgente che, nella più limpida naturalezza, non lascia sprecato neanche il minimo scampolo della vita. Si trattasse anche solo di prendere sonno (privilegio degli uomini pacificati): sarà anche quel sonno sacrificato (etimologicamente, reso sacro) con Cristo e tenuto in conto per la gloria di Dio e per la salvezza degli uomini.
Ecco perché la domanda su dove sia l’uomo, infine, è tutt’altro che retorica. È la domanda che facevano i negoziatori al Capasso asserragliato nel condominio. È la domanda che fa Dio ad Adamo vergognoso, a Caino rabbuiato. È la domanda di fronte alla quale l’impenitente, rannicchiato in un angolo, può solo balbettare, inventando vili scuse o recriminazioni. È la domanda di fronte alla quale l’innocente tace perché la sua sola presenza vigile è una risposta… egli non ha bisogno di aggiungere nulla all’Ecce homo del Governatore. È la domanda che la coscienza fa a me in ogni istante.
Davanti alla notizia o al ricordo del male che opera, non voglio più limitarmi -no!- a mormorare una preghiera, a tracciare una benedizione e continuare a fare, distratto, quel che sto facendo. Perché anche se non sto perdendo tempo (diamine! sono un prete e un educatore, e se mi sforzo di fare bene tutto questo non è abbastanza per dire di aver fatto il mio per un mondo migliore?), in realtà posso fare di più!
È proprio così: anche le dita che ho mosso finora sulla tastiera, date a Cristo, possono salvare qualcuno.

             

Pillole di SpiritualiTà

Coltiva l'intimità con lo Spirito Santo — il Grande Sconosciuto — perché è Lui che ti deve santificare. (San Josemaría Escrivá)