RICETTE DI ALTRI TEMPI. La Famiglia: luogo di piccoli miracoli quotidiani.

RICETTE DI ALTRI TEMPI. La Famiglia: luogo di piccoli miracoli quotidiani.

10/03/2015

di Claudia Gargano


Sono Claudia Gargano, un’anima innamorata di Gesù, di quel Gesù che vorrei cercare e trovare in tutti.

In una famiglia cristiana, di quelle con la “F” maiuscola, ci sono sempre stata; l’odore di una famiglia l’ho sempre respirato; l’amore di una famiglia l’ho sempre sentito e ne ho ricevuto così in abbondanza da trovare naturale parlarne e donarlo.

I miei ricordi vanno indietro nel tempo, a quando, insieme ad altre tre sorelle donatemi dai miei genitori, respiravamo un’aria meravigliosamente normale. La mia prima famiglia era un gruppo di soggetti aventi “pari opportunità, diritti e doveri” ed ognuna di noi, non appena ha acquisito gli elementi basilari di una coscienza capace di capire e comprendere, ha ricevuto in regalo un bel pacchetto di responsabilità con tanto di “istruzioni per l’uso” che ognuna di noi doveva dispensare non solo nella relazione con i propri genitori ma anche nei confronti delle proprie sorelle. Mai pasti diversi, mai tv in camera ma tutti insieme appassionatamente a guardare un programma che potesse ricevere il consenso di tutti! Ed erano questi i momenti più attesi della giornata. Momenti che non sono finiti in età adolescenziale ma continuati sino a quando a 24 anni ho lasciato casa mia per diventare sposa di un “principe” da sempre pensato per me…

Nella mia famiglia di origine non c’è mai stato spazio per piagnistei inutili dettati da capricci vari che, essendo piccole donne, poteva anche essere legittimo avere, ma tutto era improntato a sfruttare al massimo le nostre risorse, ad ottimizzarle nel tempo. Il vestito di una sorella era desiderato dalle altre che aspettavano pazientemente che i ritmi biologici di crescita facessero il loro corso per poterlo indossare a sua volta: ed era sempre bellissimo! E quel capo di abbigliamento in più che poteva arrivare con “il diritto di esclusiva” era meglio di una vincita al superenalotto!

Ricordo ancora quella sera di Natale in cui noi sorelle attorno ad un tavolo, intente a giocare al Monopoli, aspettavamo impazienti il ritorno a casa di mamma: aveva promesso dei regali. All’improvviso torna, con la luce negli occhi, piena di buste e pacchi vari: quella tuta azzurra con su disegnato il koala è un dono-ricordo che ancora vive dentro me. Quale enorme ricchezza sia la frugalità - nonostante l’apparente contraddizione terminologica - l’educarsi a vivere delle cose essenziali per potere essere immensamente felici di quel di più che ogni tanto poteva arrivare come graditissima sorpresa! Era un modo di essere più che un modo di vivere dettato dalla mancanza di risorse economiche, che pure c’erano.

Nella mia famiglia di origine c’era ordine, rispetto degli orari, aiuto vicendevole, niente mondi isolati né particolari problemi adolescenziali o esistenziali: non c’era il tempo! E poi c’era la preghiera, ogni sera! E quel bacio sulla fronte che mamma e papà non mancavano di dispensare con la richiesta dolce, e non l’imposizione, di ringraziare il buon Dio di tutto quello che ci aveva dato in quella giornata. E c’era l’immagine costante di una coppia che si amava, che si abbracciava e che si baciava davanti ai loro figli: quale grande nutrimento per la mia persona, come pure per quella delle mie sorelle, siano state queste corrispondenze di amorosi sensi tra mamma e papà non si può né dire né misurare! E c’era sollecitudine nel “prendersi cura dell’altro”. Ricordo ancora il modo in cui mamma ci faceva vivere “l’attesa” del ritorno a casa di papà; ma ricordo pure la sua prontezza nel liberarlo da pesi o da cose varie che papà aveva tra le mani per consentirgli di abbracciarci, due avvinghiate alle gambe e due in braccio. Se ancora ora chiedo a mamma quale sia il segreto per fare durare un rapporto e mantenerlo speciale nel tempo lei con naturalezza mi risponde: “Mai bronci, mai apparire stanchi e sempre pronti a dare risposte di cura e di amore!”

Un giorno poi, adolescente, ricordo che tenevo un carillon tra le mani; era bellissimo! Aveva la forma di un piccolo televisore con quattro piedini dorati e dentro delle coppie che volteggiavano al suono della splendida musica del film “Dottor Zivago”. Quale e quanta fu la mia sorpresa nello scoprire una volta, esaminandolo un po’ meglio, che la coppia era una sola che riflettendosi in tanti piccoli specchi ne proiettava tante! «Mamma! – gridai - è una super coppia! è una super coppia!».

Una “super coppia”, io con mio marito Piero, che nella preziosa diversità viviamo il dono del Matrimonio in uno splendido passo a due, dove la somma 1+1 fa 11 più che 2! Insieme, in un mescolanza perfetta di geni non casuale ma tenuta insieme dall’Amore Sponsale, abbiamo dato vita a Serena e a Giacomo.
Siamo talmente diversi da poterci definire “Poliglotti” che si capiscono parlando il linguaggio universale dell’Amore, della Responsabilità, della Gioia! La metà delle nostre attività le trascorriamo nella nostra seconda casa che non è né al mare, né in montagna, né in campagna, ma in chiesa, dove preghiamo il nostro Dio nel canto, nella partecipazione ai corsi prematrimoniali e in tutti i contesti in cui Dio ci chiama ad essere e ad operare. Il resto è quello di un ambiente familiare, luogo di tanti “piccoli miracoli quotidiani”, come il caldo abbraccio tra me e mio marito che, come un magnete, attira il piccolo Giacomo che prontamente, strizzando l’occhio e facendo cenno con il ditino, richiama dolcemente la sorella maggiore ad unirsi al resto della famiglia; o di quel piccolo litigio tra coniugi subito smorzato dalla richiesta dei nostri bimbi di far pace non a parole ma con tanto di segno tattile ed acustico di un “sonoro bacio”; o di quella preghiera di ringraziamento ai pasti, ovunque ci si trovi, o quella reclamata alla sera a letto dove, oltre al bacio in fronte da copione ereditato dalla mamma, ci si racconta la giornata ringraziando il buon Dio della ricchezza della normalità, della quotidianità, magari riflettendo anche sui meno fortunati che una giornata così se la potevano solo sognare.

Come ringrazio Dio di tutto questo e come capisco il diverso modo di essere di chi non ha mai di fatto respirato questa normalità, affatto scontata, pur dovendolo essere in una Famiglia benedetta da Dio! Allora la mia speranza è questa: che in tutte le famiglie l’amore vissuto possa avere la forza generatrice di un sasso lanciato nel mare, il cui impatto genera un cerchio che genera un altro cerchio che genera un altro cerchio ancora.

E a chi ancora non vive tutto questo, grido forte: “Famiglia, diventa ciò che sei!”.

             

Pillole di SpiritualiTà

Colui che arricchisce, si fa povero e mendica la mia carne, perché io venga arricchito della sua divinità. (San Gregorio Nazianzeno)