NON SEI TU CHE FAI IL CAMMINO, È IL CAMMINO CHE FA TE. Una riflessione sulla Quaresima dedicata ai più giovani.

NON SEI TU CHE FAI IL CAMMINO, È IL CAMMINO CHE FA TE. Una riflessione sulla Quaresima dedicata ai più giovani.

14/03/2015

di padre Bruno de Cristofaro, icms

La Quaresima non la faccio io, la fa Lui. Il punto è lasciarlo fare: «Il cristiano è colui che permette a Dio di rivestirlo della sua bontà e misericordia, di rivestirlo di Cristo, per diventare come Lui, servo di Dio e degli uomini» (Messaggio del Papa per la Quaresima 2015). Insomma, mi sono dati quaranta giorni in cui - se voglio - mi lascio trasformare in Alter Christus. Penserò, parlerò, agirò, amerò, camminerò come un altro Cristo nel mondo se… se lo lascio fare. «Pietro non voleva che Gesù gli lavasse i piedi, ma poi ha capito che Gesù non vuole essere solo un esempio per come dobbiamo lavarci i piedi gli uni gli altri. Questo servizio può farlo solo chi prima si è lasciato lavare i piedi da Cristo. Solo questi ha “parte” con lui (Gv 13,8) e così può servire l’uomo» (id.).

La Quaresima è un tempo in cui posso smettere di puntare al ribasso. Posso, cioè, smettere di guardare la vita cristiana come una triste serie di doveri (doveri cui riesco ad adeguarmi solo a singhiozzi). Posso iniziare a guardare la vita cristiana per ciò che è: un onore. L’onore di appartenere a Gesù, di essere come Lui, di essere parte di Lui: «la Quaresima è un tempo propizio per lasciarci servire da Cristo e così diventare come Lui. Ciò avviene quando ascoltiamo la Parola di Dio e quando riceviamo i sacramenti, in particolare l’Eucaristia. In essa diventiamo ciò che riceviamo: il corpo di Cristo» (id.).

In definitiva, quindi, la Quaresima è un’opportunità. Un’opportunità per diventare altri Cristi. E dal momento che Egli è insieme perfectus Deus e perfectus Homo, la Quaresima è un’opportunità per diventare più Uomini. Allora si capisce il perché di un cammino duro, fatto di rinunce. E le rinunce pesano. Ma siamo sempre lì: “Non sei tu che fai il cammino, è il cammino che fa te”, dicevano i pellegrini della Cristianità medioevale (mettendosi in viaggio, lo impara anche Bilbo, protagonista del primo episodio della saga de Lo Hobbit… un film perfetto per la Quaresima). E se il cammino è lo stesso Cristo (Ego sum via), allora tutto torna. Tutto. Anche il decidere di non mangiare carne il venerdì, di abbandonare le cattive abitudini, di accettare pazientemente gli imprevisti e i fastidi, di partecipare alla Via Crucis, di darsi da fare per aiutare familiari e amici, di digiunare un po’ dallo smartphone, di dedicare più tempo alla preghiera, di non andare a ballare il sabato sera… Tutto torna quando cammino e ho chiara la meta. Tutto torna se ritengo che Colui che mi guida è degno di fiducia.

Per dirla con parole più autorevoli: «Per superare l’indifferenza e le nostre pretese di onnipotenza, vorrei chiedere a tutti di vivere questo tempo di Quaresima come un percorso di formazione del cuore, come ebbe a dire Benedetto XVI (Lett. enc. Deus caritas est, 31). Avere un cuore misericordioso non significa avere un cuore debole» (id.). Essere buoni non significa essere fessi, significa essere Uomini: «Chi vuole essere misericordioso ha bisogno di un cuore forte, saldo, chiuso al tentatore, ma aperto a Dio… In fondo, un cuore povero, che conosce cioè le proprie povertà e si spende per l’altro. Per questo, cari fratelli e sorelle, desidero pregare con voi Cristo in questa Quaresima: “Fac cor nostrum secundum cor tuum”: “Rendi il nostro cuore simile al tuo” (Supplica dalle Litanie al Sacro Cuore di Gesù). Allora avremo un cuore forte e misericordioso, vigile e generoso, che non si lascia chiudere in se stesso e non cade nella vertigine della globalizzazione dell’indifferenza» (id.). Questo farà di noi «isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza!» (id.).

Ragazzi, il mio augurio per la Quaresima è semplice. Non lasciatevi sfuggire questa opportunità. Mettetevi in cammino, accettatene tutte le incognite. Siate Uomini. Siate Donne. Siate Alter Christus.

             

Pillole di SpiritualiTà

Colui che arricchisce, si fa povero e mendica la mia carne, perché io venga arricchito della sua divinità. (San Gregorio Nazianzeno)