EDUCARE ALLA LIBERTÀ. Cronaca di un Convegno.

EDUCARE ALLA LIBERTÀ. Cronaca di un Convegno.

08/10/2014

Secondo gli orientamenti pastorali “Educare alla vita buona del vangelo” dell’episcopato italiano riguardante il “compito urgente dell’educazione” (Benedetto XVI), l’Opera “Nostra Signora di Fatima” ha ospitato anche quest’anno un convegno per illustrare e riflettere su alcune tematiche educative.

Il programma della giornata è incentrato sulla presentazione di temi relazionali, quali l’amicizia, il rapporto scuola-famiglia, nell’ambito della nuova evangelizzazione proposta da Papa Francesco in “Evangelii Gaudium”. 

Il convegno si è aperto con una breve presentazione della giornata e con una relazione riguardo Le relazioni nella Famiglia del Cuore Immacolato di Maria, svolta da p. Enzo Vitale icms, a cui è seguita una relazione sull’importanza dell’amicizia, dal titolo L’amicizia: frumento di evangelizzazione nella società odierna, tenuta da suor Giovanna Vagnoni icms.

Alle ore 11.00, il prof. Daniele Celli (docente, scrittore di vari saggi di Dottrina Sociale della Chiesa, filosofia, educazione) ha svolto una stimolante conferenza su La relazione scuola-famiglia nell’educazione. Dopo una breve presentazione di alcuni brani del Santo Padre (che potete trovare qui), il Prof. Celli ha spiegato che educare significa:

1. Comunicazione di sé

2. Introduzione dell'altro nella realtà totale, come protagonista nel mondo

3. Aiutare la persona a diventare quel che è 

Educare significa favorire la responsabilità, e responsabile significa letteralmente abile a rispondere. Uno responsabile è uno capace di rispondere. Ma per essere capace di rispondere qualcuno mi deve chiamare: altrimenti resto "irresponsabile". Il problema dell'educazione è un problema che riguarda gli adulti. Il problema del giovane si chiama adulto: se io adulto ci sono allora la soluzione c'è.

Bisogna aiutare i giovani ad essere protagonisti. Il protagonista, non è l'esibizionista, ma è uno che sa cosa dire e fare anche rischiando di sbagliare. Per questo c’è bisogno dell’autorità. L'autorità è "auctoritas", colui che si propone, che pone le condizioni perché l'altro possa crescere, anche a fronte del rischio del rifiuto. Uno schiavo esegue, non obbedisce: solo chi è libero obbedisce. L'obbedienza richiede la libertà.

Di questo hanno bisogno i giovani: adulti certi, non che non sbagliano, ma che hanno una posizione sensata, che sappiano e aiutino ad affrontare i problemi della vita. 

Concludendo, Celli ha esortato a spronare i ragazzi, i propri figli all’ amore per il realismo, per la verità, per la libertà, e per il lavoro (il primo lavoro è lo studio; studio, nella sua etimologia latina, vuol dire amare appassionatamente: si studia solo ciò che si ama, che interessa a me, e che mi rimane). Lo studio non è il fine ma il mezzo. Si studia perché si ha un motivo, e il motivo ha un nome e un cognome: sono io!

E citando “Il mistero dei santi innocenti” di Peguy - “Chiedete a quel padre se non sa che nulla vale uno sguardo d’uomo che incontra uno sguardo d’uomo” - ha affermato che nella paternità, nella maternità si tocca il vertice dell'educazione, il vertice della Rivelazione!

Dopo il pranzo delle 13.00, nel pomeriggio dalle 15.00 sono stati presentati il programma pastorale, il nuovo ostensorio del Santuario e il nuovo sito web (www.operabirgi.it). 

Il Convegno è stato concluso con la celebrazione della Santa Messa in santuario, e l’atto di affidamento al Cuore Immacolato di Maria.

 

 

 

 

 

 

             

Pillole di SpiritualiTà

Colui che arricchisce, si fa povero e mendica la mia carne, perché io venga arricchito della sua divinità. (San Gregorio Nazianzeno)