SE L’AMORE È COME IL BUNGEE-JUMPING. Gli adolescenti e i corsi di “educazione” sessuale

SE L’AMORE È COME IL BUNGEE-JUMPING. Gli adolescenti e i corsi di “educazione” sessuale

08/04/2015

di padre Bruno de Cristofaro icms

M’INCURIOSISCE la sollecitudine con cui le scuole superiori della città in cui vivo, stanno proponendo agli alunni corsi di educazione sessuale. In merito, mi ronzano nella testa diverse domande che -come educatore che ha a che fare quotidianamente con ragazzi adolescenti- non posso non farmi (e fare, a chi di dovere).
La sostanza di ciò che viene trasmesso nella maggior parte di questi incontri si riduce a informare e sensibilizzare gli adolescenti circa l’utilizzo dei metodi contraccettivi e -nel caso- abortivi. Metodi generalmente ammanniti come prassi per esercitare responsabilmente la sessualità.

A proposito, avrei due domande.
LA PRIMA: stiamo veramente facendo educazione sessuale ai ragazzi quando insegniamo loro come s’indossa un preservativo o come si assume una pillola? Posto che la quasi totalità degli adolescenti non ha bisogno che queste cose gliele spieghino gli adulti (loro sono meno ingenui di quanto pensiamo), possiamo veramente dire di averli fatti crescere nella loro personalità e nella loro maturità affettiva dopo che gli abbiamo detto: “Tieni, con queste protezioni puoi stare tranquillo”?

LA SECONDA: se è di responsabilità che parliamo, perché tanta premura di mettere in mano agli adolescenti dei giocattoli deresponsabilizzanti? Se essere responsabili significa, letteralmente, essere “capaci di rispondere”, illudere i ragazzi che possono avere rapporti senza dover rispondere delle conseguenze delle loro azioni può ancora coincidere col vivere responsabilmente la sessualità? È davvero così difficile capire che certa “educazione” sessuale si riduce a dire al ragazzo e alla ragazza: «Corri forte quanto vuoi, l’importante è che allacci bene la cintura di sicurezza e che gli airbag funzionino»?
Insegnare a guidare, ovviamente, è molto più faticoso. E dei maligni (da cui ovviamente mi dissocio, perché non voglio dubitare della buona fede di alcuno) potrebbero addirittura dire che a certi adulti interessa solo limitare i problemi che interferirebbero con la loro vita: un alunno che contrae una malattia venerea, oppure (orrore!) una figlia che rimane incinta…

DI CERTO, COMUNQUE, NON È SEMPLICEMENTE UNA QUESTIONE DI SVOGLIATEZZA. Ho paura che dietro questo “metodo educativo” si celi una costitutiva sfiducia (degli adulti!) nei confronti dei giovani. Sfiducia di recente denunciata anche da un educatore di eccezione, un educatore dalla vastissima esperienza: «Nell’invitarvi a riscoprire la bellezza della vocazione umana all’amore, vi esorto a ribellarvi contro la diffusa tendenza a banalizzare l’amore, soprattutto quando si cerca di ridurlo solamente all’aspetto sessuale, svincolandolo così dalle sue essenziali caratteristiche di bellezza, comunione, fedeltà e responsabilità… vi chiedo di essere rivoluzionari, vi chiedo di andare controcorrente; sì, in questo vi chiedo di ribellarvi a questa cultura del provvisorio, che, in fondo, crede che voi non siate in grado di assumervi responsabilità, crede che voi non siate capaci di amare veramente. Io ho fiducia in voi giovani…» (Messaggio del Santo Padre Francesco per la XXX Giornata Mondiale della Gioventù 2015).

L’IMPRESSIONE È CHE, FATTA SALTARE OGNI ETICA (ritenuta ovviamente retrograda o conservatrice), se ne stia instaurando una nuova, più raffinata, più alla moda: quella “del bungee-jumping”. Cioè: «Bùttati quando e come ti pare, l’importante è che sei ben legato all’elastico; non commettere mai il “peccato” di contagio o quello di gravidanza. Poi, se proprio cadi, non ti preoccupare, c’è il moderno confessionale che è il Consultorio, naturalmente protetto dal sacro segreto: là ti fanno abortire anche senza che i tuoi genitori sappiano niente» (quest’ultima cosa è stata espressamente detta in una scuola, ai ragazzi con cui lavoro).
Ecco il destino di chi disprezza la morale: il più bieco, cinico moralismo.
E ancora: qualcuno è davvero così ingenuo da credere che un ragazzo o (ancor più) una ragazza, possa passare con tutta tranquillità e senza conseguenze dall’esperienza di un rapporto sessuale solo perché c’è di mezzo uno strato di lattice? Sembra quasi, a sentire questi corsi, che se il rapporto è “protetto”, tutto fila liscio come l’olio. Francamente, mi chiedo se certi educatori hanno mai parlato con un adolescente, se hanno mai raccolto le lacrime di un ragazzo o di una ragazza, se hanno mai dovuto medicare certe dolorosissime ferite. Quella di evitare le conseguenze del rapporto, come dicevo prima, è solo un’illusione: le barriere fisiche o chimiche non scansano certo le conseguenze emotive, psicologiche, esistenziali, spirituali e morali di un rapporto sessuale, le conseguenze più profonde -insomma- e spesso più drammatiche. Perché qualcuno ha così a cuore la volontà di illudere i giovani?

PER ESPERIENZA DIRETTA, SO CHE I RAGAZZI VOGLIONO ALTRO da noi educatori. Vogliono, per esempio, che qualcuno gli insegni che significa amare e che significa fare l’amore (ma il significato, il senso che essi cercano sta ben oltre un’informazione puramente “meccanica”). Vogliono che qualcuno gli insegni che significa essere fidanzati (perché cominciano ad accorgersi che i cuoricini di whatsapp non bastano per andare d’accordo). Vogliono che qualcuno gli insegni che significa diventare padre e diventare madre (perché scoprono che il loro corpo cambia e che il loro spirito vuol “venir fuori” per dare la vita a qualcun altro). Vogliono che qualcuno gli insegni che significa essere sposi (perché anelano a un amore che non finisce mai). Vogliono tutto questo perché, nonostante le esperienze negative, essi colgono le scintille di luce che ancora si nascondono fra le pieghe della vita. Ebbene, compito dell’educatore è proprio quello di alzare il velo su questa luce perché finalmente dilaghi e loro se ne innamorino. Ecco a cosa dovrebbero servire i corsi di educazione (stavolta senza virgolette) all’affettività (perché i ragazzi non sono bestie).
Perché invece continuiamo a soffocare la luce in questi ragazzi, col disincanto tipico di chi è rimasto deluso dalla vita? Possibile che tutto quello che sappiamo dire è: «Non puoi farci niente: sei e sarai sempre vittima dei tuoi istinti più bassi, il mio compito si limita a fornirti le protezioni per uscirne il meno ammaccato possibile»? Dovevamo essere quelli che trasmettevano passione per la vita e ci siamo ritrovati a trasmettere solo paure.

MA C’È ALTRO: quando la pillola del giorno dopo e quella dei 5 giorni dopo, sono proposte ai ragazzi come “contraccettivi” o addirittura come “medicine”, comincio a farmi qualche seria domanda sull’onestà intellettuale di chi parla ad una platea di adolescenti spesso ancora priva di competenze mediche.
In proposito, segnalo il clamoroso autogol di chi, presentando ai ragazzi la pillola dei 5 giorni dopo come un contraccettivo (d’emergenza?!), puntualizza però che può essere prescritta solo dopo un test di gravidanza dall’esito negativo. Posto che esista un test in grado di fornire un risultato in tempo utile, la domanda è: perché, se c’è in corso una gravidanza, la pillola non si può prescrivere? Forse perché tutti sappiamo (ma è scomodo dirlo) che l’effetto di queste pillole è abortivo e non semplicemente anovulatorio?
C’è proprio da ricominciare tutto. E si ricomincia dalla Verità, dalla Bontà e dalla Bellezza. Ecco di cosa hanno sete i ragazzi.
Buon lavoro ai buoni educatori.

             

Pillole di SpiritualiTà

Colui che arricchisce, si fa povero e mendica la mia carne, perché io venga arricchito della sua divinità. (San Gregorio Nazianzeno)