AMORE: LIBERTÀ & PRIGIONE

AMORE: LIBERTÀ & PRIGIONE

06/05/2015

di p. Enzo Vitale icms

La comunicazione oggi ha assunto forme che sembrano quasi svilire la maniera umana di scambiarsi opinioni e idee. Molti la demonizzano dicendo che non è questo il modo di comunicare e sotto certi aspetti hanno ragione. Ma su una cosa possiamo essere d’accordo. Le tante forme che essa ha assunto non fanno altro che manifestare un desiderio: quello di comunicare, appunto!

E allora ecco che una piccola donna, che a me sembra essere ancora una ragazzina, di punto in bianco, mi rivolge una domanda. Non una qualunque. Ma una di quelle domande che dopo secoli di tentativi, fra poeti, filosofi, teologi e romanzieri, non ha ancora trovato risposta: «pE! secondo te, perché l’amore è complicato?». È chiaro per tutti: pE è il mio nome ridotto all’osso per meglio usare lo spazio di un messaggio whatsapp. Molto meno chiaro come rispondere in uno spazio così risicato ad uno dei dilemmi della storia.

Rispondo di getto: «È semplice. Siamo noi ad esser complicati figlia mia… Roviniamo tutte le cose belle!». E lei aggiunge: «Quindi l’amore non è complicato? E se fosse libertà e prigione?». E qui la cosa si complica. Anzi no. Diventa seria. «Se è prigione allora non è amore. L’amore è solo libertà» mi vien da replicare. Ma sarà vero?

Appena lo scrivo ripenso ad uno dei tanti incontri che ho con chi dall’amore si sente imprigionato. Quando ci si sposa, per dirlo con un esempio, pur non volendosi annullare del tutto, si sta scegliendo di essere “ingabbiati” da quella persona. E lo si fa liberamente. L’altro mi imprigiona a sé ed io son contento che ciò avvenga. In questo gesto di donazione si mostra quanto siano vere le parole di Pedro Salinas: «Possesso di me tu mi davi, dandoti a me». L’amore è una strada di libertà dove la libera consegna di se stessi all’altro, libera ancor più. Libera il donante e colui che riceve il dono. E il dono fatto ha un valore infinito proprio perché gratuito: se avesse un prezzo non sarebbe inestimabile. Consegnandomi all’altro io non finisco di essere, ma sono ancora di più. Non esiste l’annientamento, quell’annichilamento propinato da alcune religioni orientali. Si è se stessi, sempre e comunque, anche se malauguratamente si arrivasse a dannazione. «Meglio sarebbe per quell’uomo se non fosse mai nato!» esclama Gesù durante l’Ultima Cena riferendosi a colui che l’Amore stava tradendo. E tradiva l’amore perché lo voleva imprigionare nei suoi schemi, nei suoi pensieri; e tradiva l’Amore perché lo voleva privare di «uno dei doni più preziosi che i cieli abbiano concesso agli uomini: la libertà» per dirlo con le parole di Don Chisciotte della Mancia al suo scudiero Sancho Panza.
E non sapeva che nel tradire quell’Amore stava tradendo se stesso e il Cielo tutt’intero che lo conteneva.
L’amore potrebbe diventare una prigione dopo anni e anni; ma è disumano pensare che sia tale sin dai suoi primordi. All’inizio di una storia d’amore potremmo non renderci conto del pericolo che corriamo. Ma se abbiamo la grazia di intuirlo fuggiamo da quella segreta. E allora, dopo tanto aver pensato, mi viene da dire a quella piccola donna che per me è una figlia: «Esci da quella prigione: tu sei fatta per la libertà».

             

Pillole di SpiritualiTà

Colui che arricchisce, si fa povero e mendica la mia carne, perché io venga arricchito della sua divinità. (San Gregorio Nazianzeno)