LA NOSTALGIA DI DIO: STRADA PER IL PARADISO

LA NOSTALGIA DI DIO: STRADA PER IL PARADISO

07/05/2015

di p. Enzo Vitale icms

Per quanto proviamo, come sacerdoti, a condurre le anime a Dio, bisogna riconoscere che il nostro “lavoro” è facilitato dalla consapevolezza che ogni uomo ha nel profondo del cuore un “qualcosa”, un desiderio lontano ma presente che non è facilmente spiegabile e definibile, ma che c’è. Questo “qualcosa” è Dio stesso. Dopo la cacciata dell’uomo dal Paradiso originario, sono rimasti nell’uomo ricordi di momenti e luoghi familiari che non ci sono più, luoghi in qualche modo “vissuti” inconsapevolmente, luoghi che hanno il sapore di casa, di quella sicurezza che ti fa stare bene e dove si vuol tornare.

Quando ero più piccolo vedevo, al mio paese, affissi dei manifesti funebri che recavano la scritta: «è tornato alla casa del Padre…». Crescendo e studiando un po’ di filosofia, riflettendo su quella scritta, mi dicevo: «è sbagliata! Perché l’uomo, creato da Dio, solo dopo la morte può andare nella Casa del Padre. Quel “ritornare” ha un sapore “platonico” che sottintende l’idea della reincarnazione: sembra che le anime, già presenti in quel luogo, da quel posto siano uscite, prendendo possesso di un corpo. Dio crea l’anima e il corpo immediatamente al momento del concepimento».

Poi, col passare del tempo, incontrando i cuori di tanti uomini, mi sono reso conto che in ognuno c’è questo ricordo: delle tracce che il buon Dio ha messo nel nostro animo, per facilitare la ricerca della Sua Casa. In questo senso, quel «è tornato alla casa del Padre…» ha il sapore di un tempo passato, lontano, nostalgico che serve a tener vivo il desiderio di Dio.

Tutti cercano la felicità! Molti non sanno che, tra mille affanni, la felicità che ricercano è Dio stesso e la sofferenza vera, quella che ti fa dannare, nasce, cresce e si cristallizza in noi, quando ci rifiutiamo di accettare che tutta la nostra felicità viene da Dio e in Dio si trova. E senza Dio tutto è perduto! È qualcosa di voluto ma non pienamente compreso. Solo dopo una vita intera ci si rende conto di aver percorso strade di morte e non di Vita, veduti deserti e non prati fioriti, vissuti pieni di nulla e non bellezze senza fine.

E mi chiedo: perché siamo così ostinati? Per paura! Solo paura. Forse è questo il motivo per cui tante volte Gesù ha ripetuto «non abbiate paura»

Ero troppo piccolo per ricordare questa stessa frase pronunciata da uno dei più grandi profeti del nostro tempo: san Giovanni Paolo II. Quando, per la prima volta, si affacciò dalla balconata centrale di San Pietro, come il Pastore che avrebbe traghettato la Chiesa, il Mondo e la Storia oltre il secondo millennio, quelle parole conquistarono tutti perché tutti avvertivano nell’animo il bisogno di essere incoraggiati.

La nostalgia di Dio, tremendo e amabile tormento, ci può aiutare a vincere la paura: ci ricorda che «una vita di gloria vale un momento di dolore» (L. Zamperini). Questo dolore del ritorno, desiderio di qualcosa che ci è appartenuto, ci aiuta, anche se lì, al momento, fa male. Il suo ricordo, quel ricordo, è quanto ci necessita per spingerci a muovere passi verso la Vita, a rimetterci in moto verso qualcosa di lontano che è nostra proprietà perché preparato per noi.

             

Pillole di SpiritualiTà

Colui che arricchisce, si fa povero e mendica la mia carne, perché io venga arricchito della sua divinità. (San Gregorio Nazianzeno)