MEGLIO TARDI CHE MAI.

MEGLIO TARDI CHE MAI.

12/05/2015

 Un figlio sbadato fa gli auguri a sua mamma (con un giorno di ritardo).

 di padre Bruno de Cristofaro icms

 

Ieri era la Festa della Mamma. Contavo di chiamarla in serata, ma quando me ne sono ricordato, dopo una giornata allucinante, erano le undici passate. E a quell’ora, mia mamma dorme.

«Ecco fatto -mi son detto- l’ho combinata anche stavolta…». Lo so che lei non si offende, non ne è capace. Però io ho perso un’altra occasione di accorciare per un attimo quei quasi mille chilometri che ci separano.

Che vuoi farci? È la sorte impietosa di chi mette al mondo uno sconsiderato che crescendo si mette in testa di fare il missionario (e la mia mamma è, tutto sommato, fortunata: non mi hanno ancora spedito all’estero).

Eppure ieri l’ho pensata tanto.

Questo di certo non mi giustifica, ma è un fatto: ho rivisto mia madre nelle mamme che ieri ho incontrato. Tre, in particolare. Tre mamme, in due ospedali. Fra i reparti di ostetricia e chirurgia pediatrica. Mamme che erano dentro, o accanto, un letto di corsia. Mamme che vegliavano un figlio ammalato o che sentivano i dolori per averlo appena partorito. Mamme che avevano faticosamente dato la vita o che faticosamente si spendevano per custodirla. Mamme che soffrivano. Mamme che amavano. Mamme in cui non c’era ombra di rimpianto o di disperazione, nonostante tutto il male che affrontavano.

E mi si mostrava, in tutta la sua forza, la frase che avrei letto più tardi, dal pulpito, proclamando il Vangelo della domenica: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici». Si è così: per mettere al mondo qualcuno, per dare la vita a qualcuno, bisogna perdere la propria. Come hanno fatto quelle mamme, come ha fatto la mia mamma.

Il bello è che solo questo “spreco” può riempiere il cuore di una donna. Lo diceva ancora il Vangelo di ieri: «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». E nessuna di quelle tre mamme -mi giocherei un occhio!- farebbe un solo passo indietro, in nome di una pretesa autodeterminazione femminista che non potrà mai sostituirsi alla gioia di essere madre. Madre, non perché si è fisicamente messo al mondo un cucciolo, ma perché si è rinunciato a se, al proprio tempo, alla propria volontà, al proprio successo, ai propri progetti… per amore di un altro.

Grazie, mamme generose. Che insegnate caparbie all’Europa del controllo delle nascite e all’Italietta del divorzio breve che in realtà c’è solo un modo per vivere appieno la vita: espropriarsene.

“Grazie” lo dirò anche a mia mamma. Vado subito a telefonarle.

             

Pillole di SpiritualiTà

Colui che arricchisce, si fa povero e mendica la mia carne, perché io venga arricchito della sua divinità. (San Gregorio Nazianzeno)