ANIMATORE CON LA «E» MAIUSCOLA

ANIMATORE CON LA «E» MAIUSCOLA

11/07/2015

di Antonio Pacella

Il motto che ha accompagnato bambini, bambine ed animatori è stato: “Preferisco il Paradiso!”, motto di San Filippo Neri per allontanare i vizi di orgoglio e vanità. Durante queste quattro settimane, giochi, merende, bans, scenette, gavettoni, e la tanto attesa caccia al tesoro, si sono alternati nei vari giorni, scanditi da un puzzle che un pezzo dopo l’altro, ci ha fatto conoscere la figura di questo santo, attraverso i suoi aneddoti. Tutto è iniziato qualche giorno prima dell’oratorio estivo, attraverso la formazione, le iscrizioni; poi la Messa d’inizio oratorio, con il mandato agli animatori e la consegna delle magliette ai partecipanti.

Durante la formazione ci è stato spiegato chi è l’animatore in tutti i suoi aspetti. Spesso infatti si pensa all’animatore come ad uno che fa giocare i bambini e nella migliore delle ipotesi evita che questi giocando si facciano male. Quest’anno abbiamo imparato che in realtà questa è un’immagine che non descrive pienamente un animatore. L’animatorE, quello con la “E” maiscola, è allo stesso tempo fratello o sorella, compagno di giochi, amico, confidente, modello da seguire e addirittura, per alcuni, padre o madre. Non potrò mai dimenticare, infatti, le parole, in un misto tra russo ed italiano, di un bambino che dopo alcuni giorni di continue rincorse per evitare che si facesse male scappando e rincorrendo lucertole, abbracciandomi mi disse:
“ TU È MIO PAPI!”.

Un animatore è prima di tutto Educatore, ecco perché penso che animatorE vada scritto con la “E” maiuscola! Un “sotto motto” ha accompagnato noi animatori lungo questo percorso.“Chi ANIMA educa” è la frase impressa nei braccialetti che indossiamo, non tanto per estetica, quanto come promemoria, di questa missione che ci è stata affidata; a nessuno di noi, infatti, è stato imposto di dedicare un mese della nostra estate, a cuocere sotto il sole rovente, per accompagnare tanti bambini, ma ognuno decidendo di offrire il proprio tempo libero, o ritagliandosi del tempo fra il lavoro e gli altri impegni, ha provato a mettersi in discussione. Animando (mi piace pensare che animare voglia significare tenere in vita) questi piccoli che diversamente, penso, avrebbero trascorso il loro tempo in balìa di smartphone e tablet, con i quali sono sicuro non sarebbero riusciti ad apprezzare la bellezza di correre la staffetta in una squadra diversa dalla propria, mettendocela tutta, solo per essere pari in numero e poter giocare tutti, piuttosto che offrire la propria sedia al compagno di un’altra squadra che è in difficoltà per sedersi, o dividere la merenda con altri che l’avevano dimenticata a casa.

Con il gioco come strumento di educazione, speriamo quindi di essere riusciti a trasmettere, a tutti i bambini, quei valori di umiltà, onestà, lealtà e coraggio nell’affrontare le difficoltà di cui ogni adulto ha bisogno nella sua vita.

             

Pillole di SpiritualiTà

Colui che arricchisce, si fa povero e mendica la mia carne, perché io venga arricchito della sua divinità. (San Gregorio Nazianzeno)