CATECHESI DI OTTOBRE 2014: INTRODUZIONE ALLE VIRTÙ

CATECHESI DI OTTOBRE 2014: INTRODUZIONE ALLE VIRTÙ

08/11/2014

“Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto”. Rm. 12: 1-2
Le ultime parole della Madonna a Fatima erano, “Non offendano più Dio nostro Signore, che è già tanto offeso.” In una lettera del 18/8/1940, indirizzato a P. Gonçalves, suo confessore, Sr. Lucia commenta che questa richiesta della Madre di Dio “è uscita con una tristezza e tenerezza indicibili dal Suo Cuore Immacolato.” Sr. Lucia continua dicendo, “Come mi rincresce che non siano meditate bene queste parole, per misurarne tutta la portata.” Sempre in questa stessa lettera Sr. Lucia scrive che “io crederei bene che incutessero nella gente, insieme a una grande fiducia nella misericordia del nostro buon Dio e nella protezione del Cuore Immacolato di Maria, la necessità della preghiera, accompagnata dal sacrificio, sopratutto da quel sacrificio che è necessario fare per evitare il peccato.” Questo concetto viene chiarito ancora meglio in un’altra lettera di Sr. Lucia a P. Gonçalves del 4/5/1941: Il Signore “Desidera che si faccia capire alle anime che la vera penitenza che Lui ora vuole ed esige consiste, anzitutto, nel sacrificio che ognuno deve imporsi per compiere i propri doveri religiosi e materiali.”
Semplicemente, “quel sacrificio che è necessario fare per evitare il peccato” e anche per fare il bene, “la vera penitenza”, che il Signore chiede ed esige per “compiere i propri doveri religiosi e materiali” è una questione di vivere virtuosamente, di vivere secondo le virtù.
Per questo, la catechesi di quest’anno 2014-2015 sarà dedicata alle virtù. Noi tratteremo delle virtù cardinali – la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza, e poi le virtù teologali – la fede, la speranza e la carità, seguendo l’ordine che si trova nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Cerchiamo di conoscere queste virtù per poi metterle in pratica. È inutile conoscere le definizioni se poi non si vive secondo le virtù, vivendo una vita santa come piace al Signore. Vogliamo conoscere per vivere le virtù e, vivendo virtuosamente, imitando Gesù, seguirLo fino al Cielo. Come viene riportato nel C.C.C. 1803, “Il fine di una vita virtuosa consiste nel divenire simili a Dio.” (S. Gregorio di Nissa).
Però, il nostro sforzo di divenire simili a Dio, cioè, la pratica delle virtù, viene fatto in un certo contesto – il mondo in cui viviamo, nell’ambiente in cui ci troviamo. E questo mondo non ci aiuta, l’ambiente non è molto propizio a una vita di virtù, di ricerca di vivere com’è gradito a Dio. C’è resistenza dal mondo e c’è anche resistenza in noi, il peccato originale. La carne si ribella, non volendo sottomettersi alla obbedienza delle virtù; il mondo seduce, prende in giro e minaccia l’anima che si sforza nel bene; e poi, il diavolo tenta sempre.
Oggigiorno i mezzi che la carne, il mondo e il diavolo hanno a loro disposizione per usarli contro l’anima, e il suo sforzo per vivere virtuosamente, sono veramente impressionanti.
Il documento del Pontificio Consiglio della Cultura “Dove il tuo Dio?” dice chiaramente “I discepoli di Cristo vivono nel mondo e sono segnati – e spesso condizionati a loro insaputa – dalla cultura mediatica, che si sviluppa al di fuori di qualsiasi riferimento a Dio, molti credenti, sopratutto nei paesi più secolarizzati, si lasciano influenzare dalla mentalità edonistica, consumistica, e relativistica.”
E il Card. Ravasi nel suo Lectio Magistralis del 22 Nov. 2013, alla Libera Univ. Maria SS. Assunta, cita uno studioso di tecniche pedagogiche e sociali, Mark Prensky, che parla dei “nativi digitali”, quelli nati e cresciuti nell’era del computer e Internet che “sono abituati a ricevere informazioni in maniera estremamente veloce. Loro preferiscono attivare processi paralleli e multi-task. Preferiscono il codice iconico piuttosto che quello scritto. Preferiscono un accesso alle informazioni in maniera casuale piuttosto che attraverso una ricerca strutturata. Danno il meglio di sé quando navigano su internet. I nativi digitali vivono di gratificazione immediata e premi frequenti. Essi preferiscono l’aspetto ludico rispetto alla serietà di un lavoro.”
Questo mondo digitale ha conseguenze gravi sull’“uomo digitale” a livello intellettuale e morale, e perciò, anche spirituale.
Ravasi ne elenca tre:
“Primo. La moltiplicazione sconfinata dei dati offerti induce a un relativismo agnostico, a una sorta di anarchia intellettuale e morale, a una flessione dello spirito critico di vaglio selettivo... Risultano sconvolte le gerarchie dei valori, si disperdono le costellazioni delle verità ridotte a un giuoco di opinioni variabili nell’immenso paniere delle informazioni... La nuova autorità (che detta la legge) è appunto quella dell’opinione pubblica prevalente, che ottiene più spazio e ha più efficacia all’interno di quella massa enorme di dati offerti dalla comunicazione informatica.” (Non si tratta, dunque, della verità in sé, oggettiva.)
Secondo. ...Sotto la stessa anarchia contenustica precedentemente segnalata, si cela in realtà un’operazione di omologazione e di controllo. Le gestioni delle reti sono sempre più affidate alle mani di magnati o di “mega-corporations” che riescono sottilmente e sapientemente a orientare, a sagomare, a plasmare a proprio uso... contenuti e dati creando, quindi, nuovi modelli di comportamento e di pensiero. Si assiste, così, a quella che è stata chiamata un po’ rudemente “una lobotomia sociale” che asporta alcuni valori consolidati per sostituirne altri spesso artificiosi e alternativi. (Viene in mente l'ideologia del “gender”).
Terzo… Si assiste all’accelerazione e alle moltiplicazione dei contatti ma anche alla loro riduzione alla “virtualità”. Si piomba, così, in una comunicazione “fredda” e solitaria che esplode in forme di esasperazione e di perversione. Si ha, da un lato, l’intimità svenduta della “chat line” o, per stare nell’ambito televisivo, quella di programmi del genere Il grande fratello; si ha la violazione della coscienza soggettiva, dell’interiorità, della sfera personale. D’altro lato, si ottiene come risultato una più forte solitudine, un’incomprensione di fondo, una serie di equivoci, una fragilità nella propria identità, una perdita di dignità.... Paradossalmente, l’effetto dello spostarsi verso la realtà virtuale e verso mondi mediatici è stato quello della separazione gli uni dagli altri, e della morte del dialogo vivo e diretto.”
Se uno è abituato a vivere solo per l’immediato e solo per la gratificazione personale; se uno riceve le sue idee come spot pubblicitari, cioè, senza contesto e un vero ragionamento critico; questo è un uomo (o donna) come una medusa nell’acqua sbattuta dalle onde, schiava dei venti e delle correnti. Non sa chi è e non sa il motivo per cui vive. Non sa da dove viene, non sa dov’è, e non sa dove va. Non è lui che controlla la propria vita, ma lui viene condizionato dall’ambiente digitale e dai padroni di quell’ambiente. È una vita senza significato e quello che si fa non ha nessuna importanza.
Parlare di virtù in questo mondo virtuale e ai suoi abitanti, i nativi digitali, è molto difficile. Per ritornare alla immagine usata, è un po’ come chiedere a una medusa di stare in piedi sulla terraferma: non riesce, non ha la forma o la struttura (intellettuale e morale) stabile per poter reggere.
Così ci troviamo davanti a quello che C. S. Lewis ha egregiamente descritto nel suo libro del 1943, L’abolizione dell’Uomo: “Perdendo il senso della oggettività della morale, cioè che c’è una verità non soggettiva data dalla natura stessa dell’uomo su quello che l’uomo è e sul suo comportamento (agere sequitur esse), l’uomo stesso viene abolito”.
Lewis nota che secondo la filosofia classica quello che fa l’uomo “uomo” sono le virtù che risiedono nel cuore e nell’animo, e che fanno da collegamento tra la testa, l’intelligenza, e le parti inferiori, le passioni. Sono le virtù che rendono possibile all’intelligenza di governare le passioni e di rendere l’uomo un essere integrale e sano. Senza le virtù l’uomo è solo testa e parti inferiori, con il cuore e l’animo atrofizzato. Uomini senza petto, cioè, mostri.
Dato i tempi in cui viviamo, il mondo digitale, materialista, egoista, edonista, con l'orizzonte chiuso verso il Cielo, verso Dio, è più che mai imperativo conoscere la verità su Dio, su noi stessi, e come dobbiamo vivere per non lasciarci trascinare da questo mondo e per vivere come piace a Dio: virtuosamente. Vivere secondo le virtù è una impostazione della vita secondo la verità in vista di raggiungere la pienezza della verità – Dio.
Il Signore dice, “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.” Gv, 14: 6.

 

             

Pillole di SpiritualiTà

Colui che arricchisce, si fa povero e mendica la mia carne, perché io venga arricchito della sua divinità. (San Gregorio Nazianzeno)