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MAGGIO: MESE DEL ROSARIO, DELLA GRAZIA E DELLA MADRE DI DIO

di p. Enzo Vitale icms

Sole. Tanto sole. In effetti è difficile immaginare la giornata del Primo Maggio senza quel clima che permetta la classica uscita fuori porta, la “scampagnata”, appunto, che rallegri il cuore e permetta di stare con le persone che si amano, o meglio, con cui si ama “qualcosa”.
Eppure per me oggi è diverso. Qui. Solo. Per scelta, in compagnia di Ludovico. Sì, «ma chi è Ludovico?», mi chiedeva qualche giorno fa una mia amica: «Beethoven»! Ascoltare le sue sinfonie mentre lavoro, leggo, studio, mi piace. Mi aiutano. In questa giornata di solitudine, con questa musica, tutto sembra essere sublimato, con il calore che non viene dal sole, ma dalla maestria e dalla geniale fantasia di chi ha pensato, immaginato, scritto, sinfonie di una bellezza antica e sempre nuova, per il solo gusto di allietare l’animo umano. Il tutto, però, nella solitudine che spaventa molti e anche me. Ma il pensiero oggi non è vinto dalla paura perché, superando se stesso, arriva a ricordare, che oggi comincia il mese mariano. Un mese che comincia sotto lo sguardo protettivo del padre putativo del Signore, dello sposo della Vergine: san Giuseppe.

Un mese che la tradizione ecclesiale dedica, in modo tutto speciale, alla Madre di Dio.
In questo mese ricorre la festa di tutte le mamme che, per essere tali, devono essere “copia” dell’unica Madre.
È il mese delle rose: un fiore caro a tutti, ma che richiama, come vocabolo, a quell’altro “roseto”, il rosario, che i figli devoti recitano in onore della Madonna.
È il mese che ricorda l’apparizione della Vergine Maria ai tre Pastorelli (Lucia, Francesco e Giacinta) a Fatima nel 1917 (il 13 maggio).
È il mese che sorride agli studenti che vedono avvicinarsi il termine di un anno scolastico che sarà premiato per chi ha lavorato e sarà punito per chi, invece, si sarà distratto.
È il mese in cui, nelle nostre contrade, nei nostri quartieri, ci si ritrova per declamare la più litanica delle preghiere e pronunciare la più soave delle invocazioni: Ave, o Maria…


E mentre scrivo mi chiedo: «dove è finita la paura?». Si è persa tra le braccia di Colei che sempre mi chiama e che anche adesso mi sta chiamando per recitare quella preghiera di cui ho appreso il senso diventando prete, ma che solo in Paradiso, se Lei mi aiuterà ad arrivarci – e lo farà! – ne comprenderò la potenza. Una preghiera che pure è una sinfonia d’amore, di parole che hanno il sapore del Cielo, perché fu l’Arcangelo (Gabriele) a pronunciarle all’inizio del Tempo.

Recitiamo, in questo mese, il Rosario, insieme, in famiglia. Non esitiamo a chiedere quanto ci sta più a cuore. Lei intercede presso il Figlio, il frutto del Suo seno, Gesù!
Perché questo è anche il mese della Grazia.

Buon mese di Maggio a tutti!

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