Pillole di SpiritualiTà
Nostro Signore si occupa di ciascuna anima con tanto amore, quasi fosse la sola ad esistere. (Santa Teresa di Gesù Bambino)
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UN ERRORE ANTICO
Le teorie che sostengono una genesi biologica delle tendenze omosessuali non hanno, ad oggi, alcun riscontro scientifico. Gli studi che vengono periodicamente presentati in tal senso, ripropongono, in salsa nuova, l’ammuffito riduzionismo determinista di Cesare Lombroso. Questi, tra fine Ottocento e primi del Novecento, pretendeva di spiegare il comportamento criminale su base esclusivamente corporea: misurava la circonferenza dei crani per dimostrare l’esistenza del “delinquente nato”.
In realtà, i positivisti di allora, accecati dalla pretesa di spiegare ogni cosa in termini di reazioni fisiche e chimiche, ignoravano del tutto la psicogenesi dei comportamenti deviati (la stessa ignoranza, potrebbe giustificare i propugnatori della tesi del “gay-si-nasce”, ma siamo nel 2015...): oggi -dopo più di un secolo di sviluppo delle scienze psicologiche- sappiamo che sono la storia del soggetto, l’educazione ricevuta, i traumi subiti e le scelte liberamente compiute a influenzare profondamente le spinte del comportamento (e su questo -dobbiamo comunque dirlo- la psicologia ha scoperto l’acqua calda).
D’altro canto, le tendenze e i comportamenti omosessuali non vanno assolutamente confusi con i difetti di natura genetica, gonadica, ormonale e/o morfologica concernenti la determinazione del sesso (ermafroditismo). L’omosessualità è un fenomeno completamente distinto: con essa indichiamo esclusivamente l’attrazione sessuale verso persone dello stesso sesso.
A CHI CONVIENE?
Per di più, ridurre l’omosessualità ad una particolare struttura genetica, è il modo migliore per fare di essa una tara congenita. Gli stessi movimenti LGBT (ecc.) non sono così sicuri che sia conveniente cercare di convincere l’opinione pubblica che omosessuali si nasce. Interessantissimo, in tal senso, un articolo dell’insospettabile Huffington Post (giornale on-line apertamente gay friendly):
«"Le persone gay non sono aberrazioni genetiche" ha commentato con rabbia Nick Cohen dalle colonne del quotidiano britannico The Guardian. Cohen nota come a cadenza regolare appaiano studi scientifici che tentano di dare una spiegazione genetica all'omosessualità. L'ultimo a destare particolare clamore era stata la ricerca di Dean Hamer nel 1993, anche questa concentrata sul patrimonio genetico di gay appartenenti alla stessa famiglia. Hamer aveva scoperto che il 10% dei fratelli omosessuali condividevano un particolare gene inscritto nel cromosoma X.
Secondo Cohen, non è affatto progressista applaudire a queste scoperte poiché sconfessano il ruolo dell'ambiente e della società nella determinazione del destino individuale e potrebbero dare benzina a coloro che reputano l'omosessualità una malattia…» (http://www.huffingtonpost.it/2014/02/17/gay-si-nasce-studio-_n_4801363.html)
OMOSESSUALI NON SI NASCE. E NEANCHE LO SI DIVENTA
In merito, alla nostra domanda (omosessuali si nasce o si diventa?), è pienamente condivisibile la risposta della professoressa Giorgia Brambilla (professore aggregato della Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum):
«Le affermazioni “quest’uomo è omosessuale”o “questa donna è lesbica” danno l’idea che la persona in questione appartenga a una variante della specie umana, diversa dalla variante eterosessuale. Le conoscenze di cui disponiamo ci indicano che le persone con inclinazioni omosessuali sono nate con la stessa dotazione fisica e psichica di chiunque altro e che omosessuali non si nasce. E neanche lo si diventa […] Semmai si può parlare di persone, uomini o donne, che hanno –a seconda dell’intensità– sensazioni, tendenze e/o comportamenti omosessuali. Sul piano epistemologico, infatti, non è possibile parlare delle diversità sessuali, ma solo della diversità sessuale, perché la diversità sessuale è una sola ed è irriducibile: quella tra uomo e donna. Sebbene, in maniera ciclica, spuntino sui giornali notizie, come in questi giorni, su basi genetiche dell’omosessualità, andando a fondo si comprende facilmente la realtà dei fatti: l’uomo e la donna con tendenze omosessuali sono un uomo o una donna per determinazione genetica e hanno tendenze omosessuali per acquisizione. Per van den Aardweg il fattore determinante per lo sviluppo dell’omosessualità è rappresentato dal rapporto intessuto con i propri simili all’inizio dell’età adolescenziale, rapporto che rappresenta una componente decisiva nello sviluppo della personalità, e cioè la visione che l’adolescente ha di sé come maschio o come femmina.
Una cattiva integrazione nel gruppo dei coetanei dello stesso sesso e un senso profondo di esclusione farebbero maturare nell’individuo frustrazione e quindi un complesso d’inferiorità quanto alla propria mascolinità o femminilità» (http://www.zenit.org/it/articles/omosessuali-non-si-nasce-e-neanche-lo-si-diventa)
Per approfondire questo tema, ottimo l’articolo di Gerard Van Der Aardweg, “Omosessualità e fattori biologici. Prove reali: nessuna; interpretazioni fuorvianti: molte” (http://www.narth.org/docs/ital_VanDenAardweg.pdf).
E COME LA METTIAMO CON L’OMS?
È vero che parlare di psicogenesi delle tendenze omosessuali si scontra col fatto che queste, negli ultimi decenni, sono state gradualmente depennate dall’elenco delle patologie e dei disturbi psicologici del DSM. Tuttavia, in merito, occorre fare un piccolo ripasso di storia:
«Uno degli argomenti del movimento gay per affermare che l’omosessualità sarebbe “normale” è l’affermazione secondo la quale l’APA (Associazione psichiatrica americana), nel 1973, ha cancellato l’omosessualità dal suo manuale diagnostico, il DSM (Diagnostic and Statistic Manual); sulla scia di questa decisione, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) l’ha cancellata dal suo manuale diagnostico, l’ICD (International Classification of Disease), nel 1991. Pochi però spiegano che questa decisione non è stato il frutto di un dibattito scientifico, ma di una operazione ideologica. Dal 1968 gli attivisti gay manifestavano alle riunioni della “Commissione Nomenclatura” dell’APA, chiedendo e infine ottenendo di partecipare agli incontri. Da quel momento il dibattito scientifico fu sospeso e sostituito da discussioni di carattere politico e ideologico che sfociarono nel 1973 nella decisione di mettere ai voti la questione.
Ebbene sì: l’omosessualità fu derubricata dai manuali statistici grazie a una votazione (5.816 voti a favore e 3.817 contro)! Nel DSM IV rimase la voce "omosessualità egodistonica" (che fu tolta poi nel 1987), espressione che in generale designa soggetti spinti verso uno stato depressivo a causa di un conflitto con il proprio io. Il noto psichiatra Irving Bieber commentò la votazione del 1973: "Non si può davvero sostenere che la nuova posizione ufficiale riguardo l’omosessualità sia una vittoria della scienza. Non è ragionevole votare su questioni scientifiche come se si trattasse di mettere ai voti se la terra sia piatta o rotonda".
È interessante la posizione di Robert Spitzer, che nel 1973 era presidente della “Commissione Nomenclatura” dell’APA. Egli, in seguito a una ricerca compiuta nel 2001 e confermata nel 2003 sull’efficacia della terapia riparativa, afferma di aver cambiato idea in merito alla possibilità di cambiamento dell’orientamento sessuale. In una dichiarazione rilasciata al “Wall Street Journal” il 23 maggio 2001, egli afferma: "Nel 1973, opponendomi all’opinione prevalente dei miei colleghi, appoggiai la rimozione dell’omosessualità dalla lista ufficiale dei disordini mentali. Per questo motivo ottenni il rispetto dei liberals e della comunità gay, anche se ciò fece infuriare molti dei miei colleghi[…]. Ora, nel 2001, ho mutato opinione e questo ha fatto sì che venissi presentato come un nemico della comunità gay e così la pensano in molti all’interno della comunità psichiatrica e accademica”» (http://www.obiettivo-chaire.it/contenuti-visualizza.asp?ID=21&)
UN DATO DA SPIEGARE
Chi afferma che “omosessuali si nasce” dovrebbe spiegare l’interessante dato fornito dallo studio Bell & Weinberg (dal nome dei due ricercatori che l’hanno condotto negli anni ’70 insieme ai loro collaboratori). Lo studio in questione è del tutto insospettabile perché l’obiettivo dei signori Bell e Weinberg, era precisamente quello di far passare i comportamenti omosessuali come cosa normale (le stesse organizzazioni omosessuali pubblicizzarono la ricerca). Ebbene, i due, hanno registrato che su un campione di 900 persone omosessuali,
«Il 70% dei maschi omosessuali intervistati ha dichiarato inoltre di essere stato attratto sessualmente da una donna almeno una volta nella vita… Per quanto riguarda le femmine, il 55% di quelle bianche e il 41% di quelle di colore hanno detto di aver talora sognato di avere rapporti sessuali con un maschio, mentre il 25% di tutte le donne omosessuali intervistate ha immaginato di unirsi sessualmente a un uomo durante la masturbazione. Il 75% di loro, poi, ha provato in qualche occasione nella vita attrazione sessuale per un uomo» (STEFANO TEISA, Le strade dell’amore. Omosessualità e vita cristiana, ed. Città Nuova, Roma 2002, p. 78; lo studio citato si trova in ALAN P. BELL e MARTIN S. WEINBERG, Homosexualities: A Study of Diversity Among Men and Women, Simon and Schuster, New York 1978, pp. 59 e 289).
Se l’attrazione omosessuale avesse un’origine genetica, come si spiegherebbe il fatto che essa, in almeno il 70% dei casi, conviva con la normale attrazione verso persone dell’altro sesso? Onestà intellettuale vuole che il dato in esame induca ad ammettere la presenza di un disturbo psicologico che va a sovrapporsi all’attrazione naturale (stavolta si, di carattere indiscutibilmente genetico) verso le persone del sesso opposto.
ANDANDO AL DUNQUE: LA PSICOGENESI
Quali sono dunque le cause psicologiche del sorgere della tendenza omosessuale nell’infanzia e nell’adolescenza? Esse
«risalgono all’autopercezione del bambino o della bambina nella prima infanzia. Il ragazzo ha bisogno di un legame con suo padre per sviluppare la sua sostanziale identità maschile, la ragazza ha bisogno di un attaccamento emotivo o legame con sua madre per sviluppare la sua femminilità. E’ il senso di genere che determina l’orientamento sessuale; in altre parole, quando un ragazzo si sente sicuro della sua mascolinità, è naturalmente attratto dalle femmine. E la stessa cosa è vera anche per le femmine: quando una giovane ragazza si sente sicura della sua identità femminile, sarà naturalmente attratta dai ragazzi. L’omosessuale è la persona che è carente o mancante nel senso di genere, e perciò cerca di rimediare, o cerca un rimedio attraverso altre persone. Questa spinta diventa sessualizzata, ecco perché essi manifestano il sintomo dell’omosessualità».
(da una intervista a Joseph Nicolosi, cofondatore e direttore del NARTH [National Association for Research and Therapy of Homosexuality], membro dell’Associazione Psicologica Americana e autore di numerosi libri e articoli scientifici, http://www.amicideltimone-staggia.it/it/articoli.php?id=56)
Un rapporto ferito con il genitore di riferimento del proprio sesso, accompagnato da una presenza egemonica e ossessiva dell’altra figura genitoriale, induce facilmente ad una dolorosa ricerca della mascolinità (per il maschio) e della femminilità (per la femmina). Ricerca che, al sorgere adolescenziale delle pulsioni sessuali, può sfociare in tendenze compulsive. Si legga, in merito, la drammatica testimonianza di Luca Di Tolve. Di seguito, un significativo “assaggio”:
«I miei genitori si separarono quando ero piccolo, mio padre se ne andò di casa. Rimasi da solo con mia madre, in un ambiente tutto femminile. Giocavo con le bambole, avevo mutato il tono della voce, mi sentivo molto rassicurato quando stavo con le donne e spaventato, anche se attratto, dalle figure maschili. Avevo tredici anni e nessun padre che mi spingesse a entrare nel “gruppo dei maschi” da cui, invece, venivo respinto perché avevo interessi diversi, perché non ero dei “loro”, perché non giocavo a pallone come tutti. Questo mondo che pure mi attraeva, al tempo stesso mi spaventava, mi lasciava ai margini, solo. A quell’età questa mia infelicità e, al contempo, la necessità, come tutti, d’affetto, si manifestò in pulsioni omosessuali. Così mi innamorai del mio compagno di banco, un tipo assai diverso da me, assai mascolino e virile. Sbaglia chi crede che “gay si nasce”, non è vero quel che è stato propagandato da certi manifesti. La mia esperienza è comune a tutti gli omosessuali che ho conosciuto.
T’innamori di un maschio perché è quello che vorresti essere. Ecco perché gli omosessuali si travestono da poliziotti, da militari, da machi: perché è quello che vorrebbero inconsciamente diventare, ma non possono essere»
(http://www.amicideltimone-staggia.it/it/articoli.php?id=78)
Di fidanzato in fidanzato, Luca ha finito per buttarsi a capofitto nel mondo dei locali gay della Milano bene, tra spogliarelli, orge e cocaina, per vent’anni ha militato nell’attivismo lgbt fino al Direttivo dell’Arcigay, e può essere considerato il pioniere del turismo gay in Italia. Nel libro Ero gay (edizioni Città ideale, qui un’anteprima: http://www.gruppolot.it/lucaditolve/doc/ERO_GAY_NEW_EDIZ.pdf), racconta come, alla fine, ha deciso di cambiare vita. Grazie alla terapia riparativa ha avuto un calo pressoché totale delle pulsioni omosessuali. Ha conosciuto Teresa e se n’è innamorato. I due, sposati, oggi hanno una bambina e, insieme ad una equipe di medici e psicologi, conducono una Comunità che aiuta i ragazzi che vogliono superare tendenze omosessuali indesiderate (Casa sant’Obizio [BS]: http://casasantobizio.wix.com/casasantobizio#!gruppolot/c1isn).
Qui, il video della sua testimonianza: https://www.youtube.com/watch?v=5KByOjm2o18.
USCIRE SI PUÒ
La storia di Luca Di Tolve non è affatto un caso isolato: la terapia riparativa ha già aiutato tantissime persone, in tutto il mondo, a superare le tendenze omosessuali. Il dott. Joseph Nicolosi, psicoterapeuta americano, ne da una breve panoramica in questo video di 8 minuti: https://www.youtube.com/watch?v=D7FDpQtxec4. Nel link che segue, si può accedere ad altri interessanti articoli sull’argomento: https://ryan-beck-kuz3.squarespace.com/translations-italian.
Da non perdere, la testimonianza di Dan, 16 anni, che ha seguito la terapia riparativa con il dott. Nicolosi per 7 mesi: https://static1.squarespace.com/static/5527394ae4b0ab26ec1c196b/553007bde4b0d72dc645b776/553007bde4b0d72dc645b77a/1416861091797/ital_TESTIMONIANZA2.pdf
DALL’ESPERIENZA, IL SUCCO DEL DISCORSO
In definitiva, per chi vive a contatto con persone che presentano tendenze omosessuali e ne conosce storie e vissuti, non è difficile rendersi conto che le origini di questo disturbo possono ricondursi fondamentalmente a tre:
1. Relazione ferita con i genitori (come più sopra spiegato);
2. Violenza sessuale subita nell’infanzia o nella pubertà (in particolare, da persone dello stesso sesso);
3. Graduale perversione delle “preferenze” sessuali (è il caso di chi, da adulto già abituato ad una notevole promiscuità sessuale, cerca ossessivamente stimoli sempre nuovi per il proprio piacere; per intenderci, è la stessa dinamica che conduce alle forme di erotismo deviato come il voyerismo, il sadomasochismo, la pederastia, il bondage, etc.).
Chiudiamo queste brevi note con un video di tre minuti, che attraverso eloquenti testimonianze di vita, offre un’ottima sintesi di quanto fin qui detto: https://www.youtube.com/watch?v=qHWxKG3o90I
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