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IL GRAN MEZZO DELLA PREGHIERA

di Marcella Ester Gelfo

Quanto è bello l’atteggiamento che si assume quando si è immersi in preghiera!
Il volto assume connotati più dolci, ispirati; malinconici, è vero, ma tremendamente audaci nell’aggrapparsi, con ogni singola particella del proprio corpo, a qualcosa (o meglio: a Qualcuno) che sentiamo esistere; malgrado il mondo insista, bugiardamente, a manifestare il contrario.
È singolare come il corpo si racchiuda in sé, come ci si rannicchi, ci si prostri a terra, come venga spontaneo inginocchiarsi.
Ma questo atteggiamento - dell’inginocchiarsi - potrebbe agli occhi dei più, sembrare un arrendersi, sembrare sfiniti, fragili, deboli, e quindi, infine, prostrarsi e piegarsi dinanzi a problemi e afflizioni che sembrano più grandi di noi.
Io credo invece, o quantomeno mi sembra d’intuire, che questo sia un atteggiamento intrinseco del nostro essere.
Quanto sia un atteggiamento innato, che in pochi scoprono essere l’essenza di tutte le cose:
RICONOSCERSI UMILI, IMPOTENTI.
L’impotenza non deve essere qui intesa in un’accezione negativa.
Anzi, bisogna rallegrarsene.
Perché è grazie ad essa che, finalmente, togliamo ogni maschera.
È grazie ad essa che riconosciamo di aver fatto tutto ciò che era in nostro potere.
Abbiamo agito.
Ottenendo quasi niente, è vero.
Ma abbiamo agito.
Non siamo rimasti fermi.
Il mondo stesso ci insegna quanto sia necessario muoversi.
Lentamente, coi propri tempi.
Tempi che sono immancabilmente nostri, ma non per questo sbagliati.
Perché ognuno, dentro sé, ha un orologio, un ritmo diverso, che va rispettato; a volte assecondato e capito, per poterlo applicare nel modo più consono.

“SE TI FERMI È LA FINE” ti dicono spesso.
Ed io ti dico, invece, fermati.
Fermati e ascolta.
Fermati e capisci.
Perché è nell’immensità e densità del silenzio che potrai, paradossalmente, sentire; sentirti; sentirLo.
Sarà, infatti, inginocchiandoti, rannicchiandoti, che capirai.
Capirai che laddove il corpo, apparentemente, sembra arrendersi, lo spirito, invece, si estende, si eleva.
Ed è in quel momento che ti chiede - lo spirito- di aiutarlo a sintonizzarsi con Colui che tutto può e che ti dà la forza e gli strumenti.
“Tutto posso in colui che mi dà la forza”, scrive San Paolo.
E allora, inginocchiati, prostrati, arrendi il tuo ego a Chi del tuo ego si servirà per migliorare, attraverso la tua vita, la vita di tanti altri che “hanno orecchie ma non intendono”.
Non intendono perché otturate dal caos, esterno ed interno, di vite sofferenti che cercano in posti sbagliati, scheggiando la propria anima.

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