Pillole di SpiritualiTĂ
Volete dire le lodi a Dio? Siate voi stessi quella lode che si deve dire, e sarete la sua lode, se vivrete bene. (Sant'Agostino)
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di Claudia Gargano
Tutto iniziò da un’animata discussione tra amici pendolari durante un viaggio sul treno lungo la tratta Marsala-Trapani…..
Qualcuno si accorge che sono intenta a leggere sul mio smartphone e mi si chiede quale sia l’argomento; rispondo, in tutta naturalezza, che leggo le letture della liturgia del giorno e alla domanda su cosa verta in particolare il Vangelo riferisco che è incentrato sulla figura di Giuda, l’apostolo traditore di Gesù. Giuda? Le domande sono tante e provocatorie: chi è Giuda? Cosa voleva veramente da Gesù? E, nell’aldilà, dove si trova esattamente Giuda? Alcuni, tra cui me, azzardano risposte circa il fatto che Giuda per quello che ha compiuto non possa che trovarsi all’Inferno, convinzione questa fondata dalla circostanza che egli, dopo aver tradito Gesù, si è tolto la vita e, pertanto, in questo atto estremo si è sostituito al volere di Dio. Ma tra il tradimento e il suicidio non c’è un pentimento dell’amico di Gesù? E la Misericordia di Dio? Le risposte non paiono più così certe ma anzi troppo scontate e immediate rispetto… all’ Abisso della Misericordia di Dio.
Da quel momento comprendo che devo approfondire il concetto di Misericordia, di dover in parte colmare i miei dubbi, specialmente da quando Papa Francesco ha deciso di indire l’anno santo proprio sulla Misericordia.
Cos’è la misericordia e la Misericordia Divina in particolare?
Premetto che su un tema così bello, vasto e profondo, che riempie pagine intere dell’Antico e del Nuovo Testamento e non solo, posso molto umilmente tentare una risposta.
Già l’etimologia è assai singolare: un’unica parola composta da due termini e un verbo, misereri-cor-dare. Letteralmente, leggendola a ritroso: “dare il cuore a chi è povero”, a voler significare l’atteggiamento di chi, mosso a profonda commozione, si piega verso la miseria dell’altro, restituendogli la sua dignità attraverso questo moto interiore che tale dignità conferisce, a mio parere, a chi per primo lo prova.
Ma in ambiente giudaico Misericordia fa anche riferimento alla fedeltà, al “rahamim”, al rapporto istintivo, viscerale di un genitore nei confronti del proprio figlio, a quello provato da una madre, ad esempio, che porta nel grembo il proprio bambino e che tale sentimento o istinto continuerà a provare anche dopo la nascita, o a quelle di un padre che, nonostante ami profondamente il proprio figlio, acconsente alla richiesta pressante di lasciarlo andare per fargli sviluppare quell’autonomia e quell’indipendenza indispensabili alla sua maturazione, senza però smettere di desiderare, nel profondo del suo cuore, che prima o poi ritorni.
Non v’è chi non sia in grado di accorgersi, ad una lettura persino superficiale dell’Antico e del Nuovo Testamento, che proprio la misericordia costituisce la “piattaforma” su cui si basano le infinite alleanze tra l’uomo e Dio, un Dio che sin dalla notte dei tempi si cala a considerare ripetutamente la miseria umana dicendo sempre di sì ad un nuovo e rinsaldato Patto d’Amore che dimostra, almeno fino ad un certo momento della storia, lo squilibrio profondo della forza tra due parti: l’Amore di Dio per l’uomo, costante, immutato, infinito, “rinnovabile” e l’amore dell’uomo per Dio, debole, mutevole, disordinato ma sempre alla Sua ricerca. Questo squilibrio, in parte bilanciato con le grandi figure legate alla tradizione veterotestamentaria, tutte piene dell’Amore di Dio di Noè, Abramo, Mosè, i diversi Profeti, cessa nel Nuovo Testamento con Maria, nuova Eva, e con Gesù, nuovo Adamo: entrambi, nel loro smisurato atto di Amore e di totale abbandono alla volontà del Padre, hanno davvero restituito dignità all’Uomo agli occhi di Dio!
Le parabole della Misericordia
Impossibile dare una definizione della Misericordia Divina prescindendo dalla parabola del “figliol prodigo”. Non a torto Don Primo Mazzolari sosteneva che se anche tutti i capitoli evangelici dovessero andare smarriti ma restasse questa parabola, il nucleo centrale del Vangelo sarebbe salvo, poiché ci svela l’abisso del Cuore Misericordioso di Dio, vero programma di Gesù durante la Sua missione terrena.
La storia è nota: un padre e due figli maschi nei quali è presente la miseria umana, personificata dall’insoddisfazione del figlio minore e dall’ipocrisia del figlio maggiore; il primo, stanco di condurre una vita monotona, senza esperienze esaltanti e alle dipendenze del padre chiede a quest’ultimo la sua parte di eredità per andarsene via verso nuovi orizzonti, più desiderati proprio perché sconosciuti, con una smania che si alimenta tutta nella voglia di indipendenza e nella nuova, improvvisa identità di “detentore di ricchezze materiali”, ricevute dal padre, appunto, dietro sua insistente richiesta; il secondo, apparentemente fedele al suo ruolo di primogenito, che, ubbidiente, resta alle dipendenze del padre ma che svelerà poi tutta la sua frustrazione e invidia. Poi, la bellissima svolta: il figlio minore, dopo aver sperperato in giro per il mondo tutti i suoi beni in investimenti niente affatto redditizi (diremmo noi “a fondo perduto”) e a causa di una terribile carestia che lo obbliga alle dipendenze di un padrone che gli offre un lavoro di guardiano dei porci, sprofonda nella sua umiliazione e si chiede, in un improvviso atto di orgoglio, che cosa lo spinga a restare ancora lì, a condurre una vita in condizioni orribili, peggiori di quelle dei servi alle dipendenze di suo padre. Sin qui egli compie una valutazione di opportunità dettata dalla mancanza di beni materiali che lo determina all’atto di poter tornare dal proprio padre, persino a costo della perdita della propria identità di figlio, accettando quella di “servo tra i servi “ di suo padre. La conversione si compirà attraverso la Misericordia di quest’ultimo che, non appena scruta la sagoma del figlio all’orizzonte, nell’atteggiamento fiducioso di chi non ha mai smesso di aspettare che la “Grazia” potesse generare i suoi frutti anche in quel discendente scapestrato, gli corre incontro e lo abbraccia e lo bacia restituendogli subito, a pieno titolo, l’identità di figlio e la sua dignità, facendogli indossare la veste, l’anello e i calzari. E l’altro figlio che, tornando a casa, scorge il momento di festa e di allegria? Manifesta il suo disappunto ricordando subito al Padre le malefatte di questo individuo che egli chiama “tuo figlio” anziché “mio fratello”. La Misericordia del padre è però prodigiosa, anche nei confronti di quest’altro figlio, a cui il genitore subito ricorda che è sempre stato parte di quel banchetto e che, restando lì con lui, tutto gli era sempre appartenuto, mentre: “Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato”.
Ma ci sono altre due parabole altrettanto belle che ci mostrano ancora una volta l’infinita Misericordia Divina: quella del pastore con cento pecore che, persane una, si mette a cercarla e che non si dà pace finché non la ritrova; oppure, quella della donna che perde la moneta, che si industria a più non posso per ritrovarla con tutta la pazienza e la cura femminili e che, non appena la ritrova, fa festa per l’enorme gioia e felicità.
Viene da dire che questa Misericordia è proprio tutta Divina! Non v’è chi non veda, quanto alla prima delle due parabole, come l’atteggiamento del pastore che mette a rischio il “capitale” di 99 pecore, lasciandole in balia di tanti pericoli, pur di ritrovarne una, disveli l’Amore di Dio per l’uomo, così grande e deciso da creare innumerevoli occasioni pur di riportare nell’ovile la pecorella perduta e confidando che quest’ultima possa quantomeno richiamare il proprio pastore con belati così forti che ne susciteranno la sua pietà e lo faranno industriare al meglio pur di ritrovarla. Ipse dixit per quanto riguarda l’atteggiamento della donna che, dopo aver ritrovato la moneta persa, per l’immensa felicità decide di fare una festa invitando amici e conoscenti, spendendo un valore di gran lunga superiore a quello della moneta che si era persa! Queste altre due parabole, tramandateci, anch’esse dal buon Gesù, ci fanno comprendere che la Misericordia è uomo ma è anche donna; è del padre ma anche della madre. Giustamente qualcuno ha sostenuto che: “Dio cerca ciascuno di noi con la decisione di un uomo ma anche con la delicatezza di una donna e di conseguenza anche noi siamo invitati ad andare alla ricerca dei fratelli perduti sia che siamo uomini, come il pastore, sia che siamo donne, come la casalinga”.
Perché? Perché questi atteggiamenti nel padre, nel pastore, nella donna o, ancora, volendo richiamare alla mente taluni momenti della vita di Gesù, quello di Lui al pozzo con la Samaritana, di Lui, moribondo sulla croce, che alzando gli occhi al cielo dice “Padre, perdonali! Perché non sanno quello che fanno!”, o, ancora, di Lui che affianca i due discepoli di Emmaus lungo la strada per ridare ancora una speranza, per riaccendere una luce nel buio del loro cuore?
Perché Egli ci ama smisuratamente! Perché Egli ci considera sempre Figli anche quando noi pensiamo di non poter essere considerati più tali e sta in fiduciosa e dolce attesa che questo figlio ritrovi prima se stesso per poi desiderare di ritrovare Lui;
perché Egli non smette mai di cercarci, creando le occasioni più incredibili e impensate, sperando semplicemente in una nostra richiesta che Lo muova a pietà;
perché Egli è scrupoloso e zelante nella ricerca della nostra anima senza dare nulla per scontato e la Sua felicità per l’anima ritrovata lo fa gioire immensamente;
perché Egli sa che il ritorno di un solo figlio peccatore, qualunque sia la categoria o provenienza, può comportare la conversione di tanti e tanti altri, perché quel peccatore gioirà così tanto della sua ritrovata identità e dignità di Figlio da voler rendere partecipi quanti più individui possibili della sua nuova vita!
Perché, aggiungo, chi non conosce veramente questo Amore non sa quanto possa essere più bella la propria vita e perciò la Misericordia deve indurci ad essere miti, silenziosi, docili strumenti tra le Sue mani proprio perché attraverso noi possa risultare evidente la sua impronta, il suo sigillo.
L’Amore è più forte del peccato e la richiesta del perdono a Dio, di chi muore a se stesso per dare spazio a Dio, è preludio di una rinascita in una nuova e più rifulgente identità restituita dalla Sua Misericordia!
Mi piace tornare a questo punto alla domanda iniziale: “Dove si trova Giuda nell’aldilà?”.
Adesso so che risponderei così: “Non lo so. Ma so per certo che tra la morte e l’aldilà ci sta l’Infinita Misericordia di Dio!”.
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